Home Articoli Approfondimenti Banda larga mobile, dal Wi-Max all'Hsdpa
Cerca in questo sito o su tutto Google
 
Banda larga mobile, dal Wi-Max all'Hsdpa PDF Stampa E-mail

 

I gestori telefonici da una parte. I produttori di dispositivi mobili dall’altra. Con un unico obiettivo: fare in modo che il business mobile non si allenti. Per vendere sempre più cellulari, smartphone, connessioni dati e voce. Come? Con banda larga mobile e derivati, naturalmente

 

(attenzione questo articolo non è recente. Si consiglia di cercare in rete o in questo sito documenti più aggiornati per quanto riguarda l'attualità, anche se in realtà le considerazioni generali contenute in questa pagina sono sostanzialmente ancora attuali. Rispetto al contenuto di questo articolo sono progredite in particolari le tecnologie Hsdpa e Hsupa)

 

Chi fa mercimonio di telefoni e telefonate ha fino a oggi incamerato utili di peso. Gestori e produttori di apparati mobili tengono però gli occhi aguzzi sui dati e sulle analisi di mercato per cercare di capire come fare perché non si invertano in grafici di bilancio. Il telefonino ce l’hanno ormai tutti da tempo? E allora ecco i modelli con lettore di mp3, con maggiore memoria, con sistemi operativi più efficienti, con fotocamere che sparano in alto i megapixel da trimestre in trimestre. L’obiettivo dei produttori è quello di far cambiare il più spesso possibile il telefonino a chi ce l’ha già. I gestori, da parte loro, hanno strutture sovradimensionate per il semplice traffico voce o per i messaggi di testo. Spingono come possono il traffico dati sulle connessioni Gsm e Gprs, continuano a investire sulla terza generazione (Umts), finalmente decollata, e si adoperano per aumentare la banda mobile al fine di offrire servizi migliori e più remunerativi: la televisione sul cellulare, videotelefonate di qualità accettabile, download alla velocità dell’Adsl, gestione della posta elettronica come dalla scrivania, navigazione Wap e Web efficiente. A braccetto con i produttori di dispositivi mobili, naturalmente. E gettando le fondamenta per le reti che consentiranno tutto questo: quelle di quarta generazione e quelle di mezzo tra questa e la terza. Cerchiamo di fare il punto sulla situazione attuale e sull’immediato futuro.



Caro Gsm ti lascio

C’è ancora oggi una consistente fetta di utenti che si accontenterebbe della rete Gsm, perfetta per fare ottime telefonate e mandare Sms. Su queste ragionevoli persone i gestori e i produttori di hardware guadagnano poco. Nel primo caso perché non usano costosi servizi a valore aggiunto, nel secondo perché non hanno bisogno di cambiare spesso terminale mobile. Con buone campagne di marketing e con la creazione di falsi bisogni stanno comunque convincendoli a passare alle generazioni successive, anche se faranno una videotelefonate al mese e navigheranno per dieci minuti sulla rete prima di scoprire quanto costa farlo se non si ha una tariffa a forfait. Comunque passano in massa all’Umts. C’è poi la fetta di utente, minoritaria ma in crescita, che usa gli smartphone per navigare in rete, scaricare la posta, telefonare via Skype e restare collegati tramite programmi come Msn e Icq. Per loro le connessioni di terza generazione sono indispensabili, anche se tutto sommato ancora lente per i loro bisogni. E con una ventina di euro al mese possono scaricare grandi quantità di dati senza svenarsi. Un messaggio con un allegato da un mega, oppure controllare l’orario dei treni sul sito di Trenitalia. Il risultato? Secondo uno studio di Yankee Group sulle tendenza del mercato mobile in Italia da qui al 2009, tra due anni i ricavi Umts saranno superiori a quelle del Gsm: su un totale di 26 miliardi di euro previsti come giro d’affari del mobile nel 2008, 14 verranno fatturati dalla terza generazione. Anche secondo “Italian Mobile Forecast 2005-2010” di Forrester, entro due anni l’Umts diventerà dominante in Italia. Nel 2008 il 51% degli apparati sarà Umts, il 47% Gprs e il 2% Gsm.
Se affianchiamo a questi dati i risultati di un rapporto di Strategy Analytics che sostiene che la crescita globale di abbonamenti a servizi di telefonia mobile rallenterà nel 2006 (passando da una crescita del 23% del 2005 sul 2004 a una crescita del 20% del 2006 sul 2005), vediamo subito dove vogliono andare a parare gli operatori. Sta cioè arrivando il giorno in cui gli abbonanti non cresceranno più, e quindi bisogna fare spendere di più a quelli che già ci sono. Come? Con nuovi servizi per i quali, e il cerchio si chiude, non basterà nemmeno la banda della terza generazione.



Generazioni

La seconda generazione della telefonia mobile è il Gsm, la “seconda e mezza” il Gprs, la terza l’Umts. Ora si va verso la terza generazione e mezza e la quarta generazione. Fervono già le manovre. Ad aprire sul serio le danze è stato Riccardo Ruggiero, l’amministratore delegato di Telecom Italia che, in un intervista a Panorama, ha dichiarato senza mezzi termini che gli italiani avranno a disposizione in un prossimo futuro 20 megabit di banda larga mobile sempre e ovunque. Si riferiva, in quel caso, a Wi-Bro, sigla nuova di zecca che riunisce parole che parlano da sole “wireless” e “broadcasting”: larghissima banda per voce, dati e contenuti video. Per portarla avanti in Italia Telecom ha stretto un’alleanza con Samsung. E per non rimanere nel teorico, in occasione delle Olimpiadi di Torino, i due colossi hanno attivato in via sperimentale il Wi-Bro tra Pinerolo, Sestriere e Torino. Per un’offerta commerciale estesa a tutto il paese bisognerà però aspettare il 2007. Dal prossimo anno, forse, sarà possibile con Telecom Italia avere una banda larga telefonica con contratti flat e telefonini che costeranno come gli attuali terminali Umts. “Essere tra i primi al mondo ad utilizzare la tecnologia Wi-Bro è un altro passaggio fondamentale che ci consente di proseguire nella strategia di sviluppo dei servizi mobili a banda larga che il Gruppo Telecom Italia sta portando avanti con grande successo e siamo orgogliosi di farlo con Samsung, leader tecnologico oltre che nostro partner storico” ha aggiunto Riccardo Ruggiero. Telecom Italia si batte sul fronte Wi-Bro, sull’hsdpa (di cui parliamo più avanti e sull’Uma (telefonino da casa Wi-Fi). “Queste operazioni – ci fanno sapere fonti interne del gestore - dovrebbero permettere a Telecom Italia di guadagnare un vantaggio competitivo sostanziale sui concorrenti e di soddisfare un mercato che richiede servizi sempre più sofisticati e multimediali. Stiamo puntando su strategie di convergenza per cui gli utenti potranno scegliere cosa vedere tra i contenuti multimediali disponibili e poi decidere dove vederli: sul pc, sulla tv, sul telefonino”.



Senti come Wi-Bro

Intanto, Samsung ha dichiarato di essere pronta a fornire tecnologie Wi-Bro a terminali a Korea Telecom (KT), il maggiore operatore telefonico coreano. E in aprile parte una fase di test in Korea con 3.000 utenti che useranno un migliaio di terminali Samsung e duemila pc card per notebook. Samsung è attiva su quasi tutti i fronti della banda larga mobile. “Samsung TLC – ha dichiarato a portatile&wireless Pietro Paolo Rimonti, responsabile Divisione Tlc di Samsung Italia - sta presidiando tutte le frontiere dell’innovazione tecnologica e da qui al 2007 lanceremo quattro nuove tecnologie, con relativi terminali. Nel 2006 lanceremo il Dvb-H che porterà la tv digitale sui telefonini, con i nuovi modelli P910 e P920; l’Hsdpa, con il nuovo Z560; l’Uma, con il P200, la tecnologia che permette di parlare sulla linea mobile fuori casa e su quella wi-fi a casa. Nel 2007 infine saremo pronti per il Wi-Bro, grazie al quale ognuno potrà catturare le informazioni che desidera, sempre e dovunque, con la possibilità, ad esempio, di guardare la Tv e scaricare file musicali in contemporanea”.
Il Wi-Bro, a ben vedere, non è altro che una variazione sul tema del Wi-Max e Wi-Max Mobile, versioni potenziate dell’ormai consolidato Wi-Fi. Che, poverino, è efficiente in ambito locale ma non consente il roaming (il passaggio in movimento da un gestore all’altro), ha un raggio d’azione di un centinaio di metri, ha poche frequenze ed è piuttosto lento con i suoi 54 Mbps. Il Wi-Max, acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access, invece copre distanze di chilometri, ha la possibilità di “spezzare” le frequenze d’uso in diversi canali e sottocanali e gestire il roaming. Perfetto come alternativa a reti cablate e per chi lo usa per stare fermo, magari dal salotto in un paesetto non raggiunto da fibra ottica o Adsl. Ma con qualche limite per un vero utilizzo mobile. A questo ci pensa il Wi-Bro, che sino a cinque chilometri dall’antenna consente trasferimenti sino a 50 megabit al secondo. E, cosa importantissima, permette di restare sempre connessi ai ponti radio anche se ci si muove a una velocità sino a 120 chilometri all’ora.
Come dicevamo, il Wi-Bro non è altro che una sorta di pre-standard dello IEEE P802.16e, il Wi-Max Mobile appena messo a punto dal Wi-Max Forum (vedi box in queste pagine). Sono in molti a lavorare su questo standard. Compresa Nokia, che già lo scorso ottobre ha annunciato tronfia alla stampa che la sua divisione Networks “ha completato con successo una chiamata dati su rete Wi-Max Mobile” nel suo laboratorio di ricerca in Germania. Una delle differenze sostanziali tra Wi-Bro e Wi-Max Mobile è rappresentata dal fatto che Wi-Bro utilizza uno spettro di frequenze sottoposto a concessione di licenza. E’ un vantaggio, perché le frequenze più libere del Wi-Fi danno origine spesso a interferenze (cosa che potrebbe accadere per il Wi-Max Mobile. D’altra parte, essendo una tecnologia proprietaria, il Wi-Bro potrebbe avere qualche problema a diventare standard mondiale. In un certo Paese, ad esempio, la frequenza destinata a Wi-Bro potrebbe essere vietata o occupata. Infine, Wi-Bro ha dalla sua il fatto che è ben codificato (tutti i suoi aspetti sono rigidamente “ingabbiati”), mentre il Wi-Max Mobile al momento si limita a tracciare linee guida che consentano interoperabilità tra progetti che potrebbero essere anche molto differenti. Ad ogni buon conto, Intel, LG Electonic e molti altri operatori stanno lavorando già da un anno e mezzo per fare in modo di far dialogare Wi-Max e Wi-Bro.



Quella sigla un po’ così

Wi-Max Mobile e Wi-Bro, entrambi derivati dal Wi-Max, sono una delle possibili strade che porteranno alla banda larga telefonica. Qualcuno le definisce già come le tecnologie della quarta generazione. Ma non sono le sole tecnologie in ballo per il prossimo futuro. L’altra, una sorta di terza generazione e mezza, è rappresentata dall’evoluzione dell’Umts ed è identificata da una sigla impronunciabile: Hsdpa, acronimo di High Speed Downlink Packet Access. A differenza di Wi-Max Mobile e Wi-Bro sfrutta l’infrastruttura dell’Umts. Non raggiunge le velocità teoriche delle altre due tecnologie, ma dà una bella accelerata alle reti 3G: dai 384 kilobit per secondo dell’Umts sino ad arrivare, a infrastruttura matura, a 14/18 megabit per secondo. Purtroppo (per noi ma non per i costruttori, che venderanno nuovi terminali) i precedenti telefonini non potranno sfruttare l’Hsdpa. Vodafone ha stretto un accordo a livello mondiale con Samsung per lo sviluppo dei nuovi telefonini e con Qualcomm per i modem interni. Curiosamente, nonostante l’accordo globale, in Italia Samsung commercializzerà l’Hsdpa, prima con Telcom e poi con Vodafone.
Anche quest’ultimo operatore è in prima linea nell’Hsdpa. “Vodafone – ha dichiarato a portatile&wireless Andrea Rossini, responsabile sviluppo e proposizione commerciale consumer di Vodafone Italia - dopo aver effettuato ad agosto 2005 la prima connessione dati su rete Hsdpa, conferma l’impegno nello sviluppo dell’Umts presentando il Super Umts Broadband, che consentirà ai clienti Vodafone di raggiungere inizialmente una velocità di trasmissione in download fino a 1,8 megabit al secondo, pari a circa 5 volte la velocità raggiungibile con l’Umts. Il lancio di questa nuova tecnologia, realizzata sulla rete commerciale fornita da Nokia e Nortel, è previsto per giugno e riguarderà inizialmente le Connect Card. Nelle settimane successive saranno disponibili anche i telefonini. Il lancio del Super UMTS Broadband coinvolgerà le principali città italiane, con una copertura iniziale pari al 60% della popolazione, per raggiungere entro fine anno la stessa copertura garantita oggi dall’Umts”.
Anche Tim sta lavorando per proporre nello stesso periodo l’Hsdpa a Roma, Milano e Torino. Il servizio sarà gradualmente esteso alle principali città italiane. Nel corso del 2006, con un investimento tra i 60 e i 70 milioni di euro, 5 mila centrali Umts verranno “potenziate” con la tecnologia Hsdpa con l’obiettivo di coprire circa il 50% del territorio nazionale entro la fine dell’anno. Tim ha portato avanti la fase di sperimentazione con Ericsson a Roma e Milano, con Nokia a Bologna e con Siemens in Veneto. Tim sta puntando molto nelle nuove tecnologie: nei primi nove mesi del 2005 gli investimenti innovativi sono stati pari a 710 milioni di euro. Wind, per il momento, non considera l’Hsdpa una priorità. Sul versante dei telefonini, oltre all’SGH Z560 di Samsung, è stato già presentato anche l’EF91 di BenQ Siemens con tecnologia Hsdpa.



3 brucia tutti

3 Italia ha comunque bruciato tutti nel lanciare Adsm in partnership con Ericsson , la prima offerta commerciale Hsdpa in Italia. Roma è la prima città coperta. Per ora si viaggia a 1,8 megabit al secondo. Con 99 euro si ha una Fast Mobile Card in comodato d’uso a 99 euro e 25 MB al giorno di traffico costano 9 euro al mese. L’obiettivo, dicono a 3, è di arrivare a 14 megabit al secondo entro la fine del 2008. Naturalmente la nuova rete, nell’intenzione di 3, servirà a spingere la vendita di contenuti musicali, di video e di film di alta qualità, l’accesso a giochi interattivi ad alta risoluzione e il traffico dati per posta e navigazione Web. La velocità promessa è accattivante: con la rete attuale un videoclip di 3 MB viene scaricato in poco più di dodici secondi.
Dopo aver coperto Roma, 3 sta in questi giorni ultimando la copertura di Milano con oltre 300 antenne. Entro l’estate, se 3 rispetterà la road map annunciata, grazie a circa 3.200 antenne, la copertura avrà toccato le principali 150-200 città italiane, pari al 35% della popolazione. Entro fine anno, poi, con oltre 6.000 antenne, la copertura raggiungerà 1.500 comuni, pari al 60% della popolazione italiana. “Con il lancio dell’Hsdpa abbiamo dimostrato di essere i più veloci nell’implementare anche le evoluzioni dell’Umts”, ha dichiarato Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia. “La buona notizia per i consumatori è che avranno a disposizione la banda larga in mobilità con prestazioni, nella stragrande maggioranza dei casi, superiori a quelle del fisso, a un prezzo competitivo e con tanta flessibilità in più”.



Dell dell’Hsdpa

Dell, che non ha l’abitudine di farsi crescere la banda sotto i piedi, ha presentato i primi notebook che supportano le connessioni Hsdpa. Per ora, in accordo con Vodafone, soltanto in Gran Bretagna, Francia e Germania. Per quanto riguarda l’Italia, Dell sta aspettando gli esiti della sperimentazione di Vodafone nel nostro paese. Ma potrebbe essere ormai soltanto questione di poche settimane. I nuovi notebook, compatibili con le connessioni Hsdpa, Umts e Gprs, sono il Latitude D620 e il Latitude D820. Leggeri e dal design accattivante, che offrono connettività wireless a banda larga, sicurezza biometrica, durata elevata della batteria e processori Intel Core Duo.

 

Wi-Max Mobile versus Wi-Bro

Si parla molto di Wi-Max Mobile e di Wi-Bro. Alcuni sostengono che si tratta di tecnologie differenti, altri che il Wi-Bro è semplicemente il nome commerciale coreano del Wi-Max Mobile. In realtà la situazione è più complessa. Vediamola, cercando di barcamenarci tra standard e sigle. Il 5 dicembre 2005 è stato ufficialmente approvato lo standard IEEE P802.16e (http://grouper.ieee.org/groups/802/16/tge/schedule.html), detto anche Wi-Max Mobile. Questo standard fa parte del più ampio 802.16 e che comprende anche l’ormai ben noto Wi-Max che consente soltanto applicazioni fisse o a passo lento (da una parte all’altra dell’ufficio, per intenderci). L’IEEE P802.16e permette invece collegamenti alla velocità limite di 120 chilometri all’ora. Il consorzio che si occupa di tutto questo è il Wi-Max Forum (www.wimaxforum.org, un'organizzazione senza fini di lucro nata per facilitare la realizzazione effettiva delle reti wireless a banda larga basate sullo standard 802.16, composta da oltre 200 player. Questo consorzio sta affrontando ora una serie di problematiche di frequenze, di ampiezza di canali, di piattaforme di roaming che mettano d’accordo tutti: gestori, produttori di terminali mobili e di infrastrutture. Trattative complicate. Soltanto per il 2007 probabilmente vedremo i terminali mobili veramente standard, basati sui profili ufficialmente rilasciati dal Wi-Max Forum. Motorola ha dichiarato che commercializzerà i primi telefonini Wi-Max Mobile a partire da questa estate, mentre Intel e Siemens stanno lavorando per portare questa tecnologia in notebook e palmari.
Per il momento, come accade nelle fasi precedenti all’uscita di uno standard, alcuni produttori precorrono i tempi e rilasciano tecnologie simili ma non totalmente allineate allo standard finale. E’ quello che succede con il Wi-Bro. Molti non sanno che la Corea del Sud possiede una avanzatissima rete di telecomunicazioni. Con oltre 12 milioni di abbonati alla banda larga e 18.000 punti di accesso Wi-Fi, è la nazione al mondo che ha la percentuale di connessione a banda larga pro capite più alta al mondo. E’ partita dallo standard 802.16, molto elastico quanto a specifiche di base, per sviluppare un sistema simile al Wi-Max mobile, ma non uguale. Quelli del Wi-Max Forum hanno cercato di intavolare trattative con la Corea del Sud per far rientrare il Wi-Bro, nel Wi-Max Mobile. Senza esiti soddisfacenti, visto che il Paese asiatico ha deciso che il loro sistema è già sufficientemente maturo. Il discorso sul piatto al momento è questo: Wi-Bro e Wi-Max Mobile, nella versione definitiva, comunicheranno tra di loro? Per ora i fautori di Wi-Bro giurano di sì. Tecnicamente, comunque, queste due tecnologie, sono compatibili perché partono dalla stessa base.

 

Wi-Fi per andare veloce


Il Wi-Max Mobile è la versione “da corsa” del Wi-Max pensato per reti telefoniche e non per impieghi privati come il Wi-Fi. Per dare vero movimento a quest’ultimo, senza ricorrere ai servigi degli operatori telefonici, c’è un’altra via ed è siglata IEEE 802.11p. E cioè il buon caro vecchio Wi-Fi in variante veicolare. Non è uno standard nuovo (risale al secolo scorso), ma la sua introduzione a livello mondiale è stata rallentata per problemi nel mettere d’accordo sulle frequenze Stati Uniti, Europa e Giappone. Il suo grosso “plus” deriva dal fatto che funziona sino a 200 chilometri all’ora, contro i 120 che sono il limite tecnologico del Wi-Max Mobile e del Wi-Bro. Se i lavori attorno all’802.11p non si areneranno un’altra volta lo vedremo presto sul mercato. Con un nome anche bello: WAVE, acronimo di Wireless Access for Vehicular Environment. Se ne parlerà dal prossimo anno.

 

Il Wi-Max Mobile in cinque punti

Ecco le principali caratteristiche del protocollo IEEE802.16e, relativo al Wi-Max Mobile:
1) Le frequenze radio coprono le bande dei 2,3, 2,5, 3,3, 3,5 e 5,8 GHz
2) Le frequenze disponibili sono suddivise in gruppi di portanti con sottocanali, in modo da ridurre le interferenze nei terminali con antenna omnidirezionale (tutti i telefonini, in pratica)
3) E’ stata migliorata la gestione dell’handoff, e cioè il delicato passaggio da una stazione base all’altra, riducendo le possibilità di perdere la connessione
4) Il protocollo può ora gestire il roaming, consentendo a un abbonato di un gestore di usare le stazioni di altri provider.
Le connessioni rimangono attive e funzionanti fino a una velocità di 120 chilometri all’ora.

 
 

Chi è online

 10 visitatori online