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Inchiesta Spam: abbiamo aperto 40 account di posta PDF Stampa E-mail

 

Abbiamo creato 40 account di posta elettronica. La metà li abbiamo tenuti riservati. Gli altri li abbiamo diffusi sui Newsgroup. E siamo rimasti in attesa dello Spam. I risultati? Sorprendenti

 

(attenzione questo articolo non è recente. Si consiglia di cercare in rete o in questo sito documenti più aggiornati per quanto riguarda l'attualità, anche se in realtà le considerazioni generali contenute in questa pagina sono sostanzialmente ancora attuali)

 

“Ciao, vuoi diventare milionario in dieci giorni?”. “Hey, wet, hot, horny girls waiting for you!”. “Buongiorno, sono abbonato al tuo stesso Newsgroup e ho molto apprezzato le immagini che hai inviato”. “Hello, qualcuno, oppure tu stesso, ha inserito il tuo E-Mail nel nostro sito per sottoscrivere la nostra newsletter…”. “Hello, who are you and where you are?”.
No, non vogliamo diventare milionari in dieci giorni. Non ci interessano le ragazze che ci aspettano su un sito porno. Non abbiamo inviato nessuna immagine su nessun Newsgroup e sottoscritto alcun abbonamento a newsletter. E la buona Blanca Schneider, che ci chiede chi siamo e donde veniamo, ha avuto la cortesia di allegare al suo messaggio un virus.
Cronache di ordinario Spam. O meglio, Spam è la parola che viene usata da chi è subissato di messaggi non richiesti. Chi li invia preferisce parlare di E-Mail Marketing. Ad ogni buon conto, sono messaggi che arrivano quotidianamente su quasi tutte le caselle di posta elettronica del mondo senza che, almeno apparentemente, ci si possa difendere. Ma quali sono i contorni reali di questo fenomeno? E’ vero che chi fornisce gratuitamente account di posta elettronica si premura di rivendere gli indirizzi a terzi e che le E-Mail si intasano di posta prima ancora di aver diffuso una volta sola l’indirizzo? Ci sono accorgimenti per evitare che gli spammatori ‘rubino’ il nostro indirizzo, o quantomeno il provider fa qualcosa per filtrare lo Spam senza lasciarlo arrivare alla nostra casella? I fornitori di caselle postali gratuite sono proprio tutti uguali o qualcuno si applica più degli altri almeno a liberare i messaggi dai virus, se non a filtrare lo Spam? E la legge cosa dice?
Sul sito www.nospamware.it, un ottimo punto di riferimento per quanto riguarda la lotta allo Spam, viene pubblicata un’indagine quadrimestrale sulle tendenze dello Spam italiano. Sono stati analizzati tra gennaio e giugno 2002 ben 1.359 Spam diversi: il 34% riguardava Dialer (loghi, suonerie…), il 28% Spam erotico-pornografico, il 15% newsletter (pubblicità varie), il 10% messaggi MMF (Make Money Fast). Molti riconosceranno le loro caselle di posta in questi dati. Ma abbiamo voluto andare oltre e vedere più da vicino lo Spam. Come? Aprendo venti indirizzi di posta elettronica e facendo particolare attenzione ad accettare soltanto le condizioni indispensabili per la fornitura dell’account, e cioè quelle relative al trattamento dei dati personali per uso interno. Non abbiamo accettato, qualora possibile (ma non tutti i provider lo consentono) le clausole relative alla diffusione dei nostri dati a terzi. In ogni caso non abbiamo sottoscritto nessun abbonamento a newsletter o richiesto l’invio di informazioni pubblicitarie di sorta. Gli indirizzi così ottenuti non sono stati diffusi in alcun modo. Il controllo della posta è avvenuto quotidianamente tramite Opera (ovviamente nei casi in cui l’ISP prevede la consultazione esclusivamente via browser per gli account gratuiti) e il mailreader Magic Mail Monitor nel caso di account POP. Due programmi leggeri e poco invasivi. Il computer che abbiamo usato è sempre collegato in rete e usato per il lavoro di tutti i giorni. Gli account sono stati verificati periodicamente con messaggi di prova per controllarne il corretto funzionamento.
Contemporaneamente abbiamo aperto altri venti indirizzi con gli stessi criteri, ad esclusione di una piccola differenza: se nel primo caso abbiamo accettato soltanto le condizioni indispensabili per l’apertura dell’account, nel secondo abbiamo fatto clic su tutti i pulsanti ‘Accetto’, come di solito fa l’utente frettoloso. Abbiamo poi controllato la posta nella stessa maniera dei precedenti. Non abbiamo però tenuto nascosti questi indirizzi: ne abbiamo fatto l’uso che ne fa un normale utente: partecipando a Newsgroup, iscrivendoci a mailing list e a servizi vari. Li abbiamo anche inseriti in una pagina Internet invisibile ai normali navigatori, ma accessibile ai programmi che fanno automaticamente incetta di indirizzi E-Mail. Per quanto riguarda i Newsgroup siamo anche incappati in un infortunio che tuttavia testimonia la serietà del gestore del server delle news gratuito tedesco news.cis.dfn.de (gratuito, ma accessibile solo dopo essersi registrati): dopo aver inviato un centinaio di messaggi non siamo più riusciti ad avere accesso al server. Abbiamo tentato di registrarci ancora, ricevendo la fredda risposta: “You already have an account here. We've closed it after you've posted dozens of test messages in inappropriate groups, and much more of them were stopped by our Spam filters. We do not want to support such abusive behaviour”. Si sono seccati perché abbiamo postato dozzine di messaggi di test nei gruppi sbagliati, e altrettanti ne sono stati bloccati dai loro filtri Antispam. Non accettano comportamenti di questo genere e hanno perfettamente ragione. Noi abbiamo dovuto usare server più compiacenti, ma che tutelano meno dallo Spam.
In tabella potete vedere i risultati dei due gruppi di account, quelli privati e quelli alla portata degli spammatori. Ovviamente sono stati inseriti soltanto i messaggi che possono considerarsi a tutti gli effetti Spam ed eliminati quelli regolari, derivanti dalla normale attività dell’account (risposte private a messaggi posti in Newsgroup, le newsletter regolarmente sottoscritte e così via). Abbiamo distinto in entrambe le tabelle lo Spam, che può considerasi tale ma in fondo non così grave, del fornitore dell’account (pubblicità a propri servizi, novità, bollettini interni) da quello di terzi. Noterete che le due tabelle sono composte in realtà da 21 account e non dai venti citati sino ad ora. Il ventunesimo account ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo e Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo ) ci è stato messo a disposizione da Spin, un ISP italiano che fornisce connettività e servizi ad alto valore aggiunto, tra i quali server di posta presidiati da professionisti per ridurre al minimo lo Spam. E’ una sorta di indirizzo test per verificare la differenza tra gli account gratuiti e i servizi professionali.


Se l’indirizzo è ‘segreto’

Lo vedete nella tabella relativa agli account di posta non diffusi: la situazione non è poi così male e, sino a oggi quantomeno, è una leggenda metropolitana il fatto che basti aprire un account di posta per vedersi subissati di E-Mail non richieste. Il tanto vituperato Hotmail, che viene accusato in molti Newsgroup di rivendere a man bassa gli indirizzi, non ha dato luogo a Spam e anche i messaggi di autopubblicità provenienti da Hotmail sono stati pochissimi. Altri provider sono stati altrettanto discreti, come HotPop, Wappy, Postino, In-Box.net. Libero ed Email.it sono stati i più invadenti con la loro posta. Libero con Libero Spot e Libero News mai richiesti e Email.it con pubblicità interne e delle società del gruppo.
Abbiamo notato una cosa sgradevole da parte di alcuni provider: ci sono arrivati messaggi pubblicitari non sull’indirizzo di posta aperto presso di loro, ma all’indirizzo inserito in fase di apertura dell’account assieme ai dati personali. Questa scorretta procedura non è verificabile per tutti, perché alcuni dei provider testati erano già in possesso di quell’indirizzo per altre ragioni (altri account aperti precedentemente). In fase di registrazione, per prudenza, se viene richiesto un E-Mail è opportuno non digitare il nostro indirizzo principale, ma un altro sul quale può essere accettabile ricevere Spam.
Dalla tabella, e questo è un dato confortante e sorprendente, appare evidente che se si usa bene un E-Mail, senza diffonderlo selvaggiamente (mascherandolo nei Newsgroup, nel modo indicato più avanti, ad esempio) e accettando soltanto le condizioni sulla privacy indispensabili per l’apertura dell’account, si può stare relativamente al riparo dello Spam.


Quando l’indirizzo gira

Qui il discorso si fa più complesso per una valutazione obiettiva. Abbiamo dato più o meno la stessa pubblicità ad ogni indirizzo di posta, diffondendone ognuno su una ventina di Newsgroup circa un centinaio di volte in date differenti. Gli indirizzi sono stati pubblicizzati nei campi “mail to”, “from” e nel corpo del messaggio, per essere certi che fossero alla portata degli spider (i programmi automatizzati che fanno incetta di indirizzi di posta elettronica). In teoria quindi avremmo dovuto ricevere la stessa quantità di Spam su tutti gli account dal momento che in genere gli spider setacciano i Newsgroup in automatico. Il fatto che siano arrivate più o meno Spam su un indirizzo rispetto all’altro deriva in buona sostanza da una ‘colpa indiretta’ del provider e dei suoi filtri. La maggioranza degli spammatori è conosciuta e un buon responsabile del server di posta è in grado di bloccare i loro messaggi prima che arrivino nelle caselle degli utenti. Yahoo fa un buon servizio di questo genere, ad esempio, e al primo Spam arrivato si è attivata una apposita cartella AntiSpam dove il messaggio è stato inserito. Hotmail fa passare invece di tutto e anche Libero non scherza a questo proposito.
Libero, Email.it e FreeMail di Supereva si sono distinti nel lasciar passare tre virus nei primi dieci giorni di apertura dell’account. I virus meritano un discorso a parte, anche se non sono stati al centro di questa inchiesta. Gli ISP che si sono distinti nell’intercettazione dei virus sono Yahoo (Norton), Hotmail (McAfee), Gsmbox (con RAV, ma efficace solo se si consulta la posta via browser), Quipo (Declude Virus) In-box.net e Mail.com. Nessun virus è giunto sul nostro computer dai loro account. Al contrario Eudora WebMail, Katamail, Lycos, Punto, Genie, Wappi, HotPop hanno lasciato passare i virus sia via browser sia tramite POP3. Ci sono giunti virus via POP3 tramite SuperEva, Libero, Email.it e Tiscali, ma quando la posta è stata consultata via web gli allegati pericolosi non sono stati evidenziati (pur non dichiarando il sito un antivirus specifico). Excite non parla di un controllo antivirus, ma non ha consentito di scaricare allegati (o li ha rimossi senza specificarlo) da messaggi con virus certo. In ogni caso tutti i virus sono stati intercettati dall’antivirus Norton installato nel nostro computer con firme aggiornate quotidianamente. Un computer con antivirus aggiornato è quindi relativamente sicuro: se non lo avessimo avuto nel primo mese di test avremmo collezionato 26 Kletz.
Libero è quello che si distingue per il maggior numero di comunicati interni: a differenza dell’account che abbiamo tenuto privato e sul quale arrivano molti messaggi ‘Libero News’, in quello diffuso ne arrivano altrettanti siglati ‘Libero Spot’. Il motivo? Abbiamo fatto un clic di troppo sui pulsati ‘Accetto’ all’apertura dell’account. Un clic che si poteva evitare senza perdere il diritto all’account.
A una quindicina di giorni dall’apertura degli account è arrivato il primo Spam tutto italiano: “Per chi ama perdersi nei piaceri del sesso puro senza limiti e pudori è nato il miglior spazio web dededicato all'eros”. Ce lo manda Jenny dall’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo ed è stato fatto passare da sette account: Quipo, Postino, Netscape, TIN, Hotmail, Mail.com e Libero. Dal momento che Jenny ha preso il nostro indirizzo da una serie di Newsgroup a carattere sessuale sui quali abbiamo postato con tutti i nostri account, evidentemente gli altri provider italiani hanno filtri migliori.
Hotmail, pur distinguendosi per il fatto di avere l’antivirus più efficiente, è stato l’indirizzo che ha fatto passare tutto lo Spam possibile e immaginabile. Evidentemente non viene effettuato nessun tipo di filtraggio. Molto ‘elastici’ anche Yahoo, Katamail e Genie. Ottimi i filtri di Quipo, Punto, In-Box.net. Come si può vedere in tabella, lo Spam è consistente ma non tale da inondare gli account. C’è da dire che il test è terminato soltanto dopo XX giorni dall’attivazione degli account e che il trend negli ultimi giorni era in crescita verticale. Una nuova enorme ondata di Spam sarà successiva alla chiusura della tabella, quando saranno venduti e operativi i primi Cd-Rom e mailing che contengono i nostri indirizzi.
Vale la pena di accennare a questo punto una variabile non considerata prima di iniziare l’inchiesta. Avevamo deciso di aprire account con indirizzo simile, e cioè ‘solospam’ per tutti. In alcuni casi non è stato possibile usare tale nome, perché, ad esempio, la parola ‘spam’ non è accettata da Hotmail nei suoi indirizzi e l’indirizzo solospam era già stato assegnato in Yahoo. Allora lo abbiamo variato in ‘solospxm’. Il fatto è che alcuni processi automatizzati degli spammer, a quanto sembra (ma non esistono informazioni certe a questo proposito), invalidano gli indirizzi che contengono parole come ‘spam’ e ‘abuse’. Inoltre, alcuni software concepiti per raccogliere e gestire indirizzi sono stati programmati per eliminare scritte quali ‘NOSPAM’ o ‘TOGLI’ dagli E-Mail, cercando quindi di renderli funzionanti. Tale procedura, nel nostro caso, renderebbe inesistente l’indirizzo precedentemente valido. Si può quindi mettere in preventivo che i nostri account ‘solospam’ subiscano un filtraggio maggiore dagli spammer rispetto a quelli ‘solospxm’. Un consiglio apparentemente paradossale? Se aprire un account di posta e fate in modo da inserire la parola spam potreste essere ignorati dagli spammer che si credono più smaliziati.


Così fan tutti

C’è chi compra gli indirizzi belli e pronti e chi li raccoglie in giro. Per quanto riguarda la prima categoria, sui Internet non mancano certo i fornitori. Sevim (www.sevim.it) vi vende quanti indirizzi E-Mail volete a venti centesimi di euro l’uno. Ci sono anche i colossi in questo settore, vedi Consodata, società del Gruppo Seat Pagine Gialle, che con la linea di servizi Giallo Dat@ si vanta di avere “un data base di 9 milioni di famiglie e 27 milioni di individui europei” e “mira a conquistare la leadership mondiale nell'E-Mail marketing”. Basta uno sguardo alle pagine www.giallodata.it per capire quanto a rischio siano i nostri poveri account.
Chi vuole risparmiare i venti centesimi a botta, gli indirizzi se li cerca da solo. La tecnica si chiama “E-Mail grabbing” e prevede l’impiego di programmi chiamati Spider o Spambot che setacciano automaticamente pagine Web e archivi pubblici (ad esempio i siti della Camera di Commercio o i database relativi alla registrazione dei domini Web). La raccolta di indirizzi, ‘mietitura’ come viene chiamata in gergo, avviene anche sui Newsgroup o sulle “comunità” che lasciano in "chiaro" gli indirizzi E-Mail degli utenti. Per fare una prova del potenziale di questi programmi è possibile scaricare gratuitamente una versione di un programma di questo genere, E-Mail Hunter, a questo indirizzo: www.massmailsoftware.com.
Ci sono altre tecniche perniciose, come quella di prendere un ISP con tanti account (tipo Hotmail, ed ecco un’altra ragione per la quale gli account di questo provider sono sempre al centro dello Spam) e cercare indirizzi a caso con programmi che generano indirizzi verosimili, con combinazioni di nomi e cognomi a caso. Alcuni spammer ben organizzati provano addirittura a spedire messaggi a tutte le combinazioni alfanumeriche esistenti: una tecnica che può mettere in ginocchio un server SMTP. Con tecniche come queste si capisce quanto sia opportuno non rispondere mai direttamente a uno Spam, abboccando all’invito civetta di farsi togliere dalla lista di invio con un “reply”. Il motivo è semplice: farsi vivi per cercare di essere cancellati non fa altro che confermare l’esistenza dell’account e un indirizzo generato a caso diventa un indirizzo reale e funzionante. Pronto per essere rivenduto.
Una volta raccolti gli indirizzi, non mancano gli strumenti per gestirli. La citata Jenny ha usato per il suo Spam MailXSender, uno strumento molto gettonato dagli spammatori. Un prodotto che va per la maggiore tra i professionisti dello Spam, che preferiscono tuttavia definirlo E-Mail Marketing, è Mailloop, arrivato alla versione 5.0.


C’è Spam e Spam

Vediamo ora quali sono le varie tipologie di Spam. Ci sono fantomatiche newsletter che contengono articoli spesso di nessun interesse assieme a messaggi pubblicitari. Arrivano senza che ci si sia iscritti (altrimenti non è Spam) con cadenza periodica e farsi cancellare dall’invio è molto difficile anche perché i mittenti ignorano le richieste di cancellazione o parlano di malfunzionamenti del loro server o di errori vari, guarda caso frequentissimi. C’è poi quello che viene definito “home-made Spam”. Persone poco esperte che vogliono pubblicizzare la loro attività e che fanno Spam artigianale, magari inserendo tutti i destinatari in chiaro nel campo ‘carbon copy’. In questo caso una veemente protesta scoraggia il dilettante, ma ormai il nostro indirizzo è finito in decine e decine di caselle altrui. Ci sono infine le catene di Sant’Antonio, il MLM (Multi Level Marketing), il MMF (Make Money Fast) e il Joe Job. Le prime tre non hanno bisogno di grandi presentazioni: si spazia dal bambino malato di leucemia che vuole le cartoline alla vendita di un prodotto miracoloso, passando da un sistema per fare milioni in pochi giorni. Meno noto, ma comunque in fase di diffusione, il Joe Job, molto pericoloso perché diffuso con lo scopo di danneggiare un’azienda inviando migliaia di messaggi che pubblicizzano prodotti o servizi proprio di quella azienda, che si vedrà così accusata di Spam.
Se questi sono i tipi di Spam, vediamo ora quali sono i sistemi per distribuire i messaggi che infestano le caselle di tutti e che si possono riassumere in tipologie quali “diretto”, “da relay aperto”, “da relay multihop”. Quando è diretto vuol dire che lo spammer usa propri server dedicati o si serve di provider che consentono il transito di Spam. Sono difficili da contrastare ma almeno lo spammer è noto. Lo Spam da relay aperto è una cosa da professionisti, difficile da realizzare e in grado di proteggere bene l’anonimato dell’untore. In buona sostanza si tratta di trovare un server SMTP che abbia dei buchi e usarlo per far partire la posta da quel server. Illegale, ma efficace. E diffuso. Lo Spam da relay multihop è simile a quello da relay aperto, ma sfrutta le malconfigurazioni di server di posta secondari anziché quello principale di una rete aziendale.


I bastoni tra le ruote dello Spam

Se quella che vedete in tabella è la situazione dello Spam, vediamo ora come difendersi nel migliore dei modi, ovvero prevenendo. Se si ha una propria pagina Web è opportuno non inserire il proprio indirizzo, che diventerebbe facile preda dei programmi automatici che fanno incetta di E-Mail. Se non si è molto esperti, meglio inserire un jpg con l’immagine dell’indirizzo. Oppure, invece di pubblicare l’E-Mail con il solito link ‘mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo ’, utilizzare un Javascript di questo genere, inaccessibile agli spider:

<script>
<!--
var name = "nome";
var domain = "dominio.com";
document.write('<a href=\"mailto:' + name + '@' + domain + '\">');
document.write(name + '@' + domain + '</a>');
// -->
</script>

Per chi frequenta i Newsgroup è fondamentale mascherare l’indirizzo presente in firma o nei campi ‘from’ o ‘mail to’. La tecnica si chiama ‘munging’ e prevede l’inserimento di elementi di disturbo nell’indirizzo che lo rendano inutilizzabile per gli stupidi robot raccoglitori di indirizzi ma comprensibile per un umano. Ad esempio Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo oppure Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo . Chi risponde intuisce che deve togliere NOSPAM o TOGLI per rendere valido l’indirizzo. E’ opportuno mettere le parole di disturbo dopo la chiocciolina per evitare che i messaggi invalidi arrivino comunque al server SMTP dell’ISP creando traffico inutile, ma in questo caso purtroppo alcuni server delle news non fanno partire il messaggio. In ogni caso è consigliabile, seguendo le norme internazionali, inserire dopo l’estensione del dominio camuffato la parola .invalid. Ecco quindi un indirizzo camuffato in maniera corretta: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo .invalid.
Si potrebbe anche non mettere nessun E-Mail, ma in Usenet è buona norma fornire un indirizzo valido ed è anche utile per ricevere risposte private. Un altro sistema può essere quello di scrivere l’indirizzo in calce al messaggio sostituendo la @ e i punti in questo modo: mario dot rossi at provider dot it. L’umano capisce, il robot no. In ogni caso ci vuole un po’ di fantasia: molti robot sono diventati smaliziati e tolgono automaticamente NOSPAM dagli indirizzi, tentando di renderli in questo modo validi.
Infine, è meglio non usare il proprio indirizzo principale quando lo si deve inserire in un qualsiasi form di Internet o per abbonarsi a newsletter. Probabilmente verrà diffuso. Meglio creare un account gratuito appositamente per questi scopi, mettendo in preventivo l’arrivo di Spam. Dalla tabella potete farvi un’idea degli account che filtrano di più lo Spam e sono più efficaci nel fermare i virus, essendo quindi più affidabili a questo proposito. In ogni caso si può arginare il fenomeno mediante i filtri del proprio programma di posta elettronica.


Quando lo Spam è nella casella

Prima di tutto, come abbiamo già detto, non è il caso di rispondere a uno Spam nemmeno per seguire le istruzioni del tipo ‘fate un reply di questo messaggio scrivendo Remove nel soggetto’. Non si farebbe altro che confermare l’esistenza e la validità del nostro indirizzo. Si può invece reclamare, ma non rivolgendosi allo spammer bensì a chi gli fornisce la connettività in rete, e cioè al suo provider. Se lo spammer non ha usato sistemi particolari per nascondersi (vedi lo Spam da relay aperto nel paragrafo ‘C’è Spam e Spam’), dalla lettura degli headers del messaggio si capisce facilmente qual è il provider che ha veicolato lo Spam. Ogni provider ha un indirizzo a cui inviare segnalazioni di questo genere e persone che si occupano di fermare chi fa Spam, i cosiddetti ‘abuseman’. Per sapere a chi scrivere, come scrivere e come decifrare gli headers dei messaggi un’ottima risorsa in rete in italiano è rappresentata dalle pagine Antispam di Leonardo Collinelli (www.collinelli.net) ma preziose informazioni e aiuto si possono trovare anche sul Newsgroup italiano it.news.net-abuse, frequentato anche da molti abuseman e responsabili di server di posta di grossi provider. Informazioni sullo Spam, scritte con un linguaggio preciso e divulgativo, e link utili si possono trovare nella sezione antispam del già citato provider Spin (www.spin.it)
Oggi i provider sono molto più sensibili rispetto al passato rispetto allo Spam, anche perché corrono il rischio di finire sulle black list che gli amministratori di sistema tengono costantemente aggiornate per salvaguardare i loro server dagli abusi via E-Mail. Il provider che finisce nelle black list più importanti corre il rischio di essere tagliato fuori, anche con la posta regolare dei suoi utenti, da gran parte della rete. Una delle prime e più diffuse liste di blocco è la RBL (Realtime Blackhole List) gestita dal MAPS (Mail Abuse Protection System) raggiungibile a questo indirizzo: www.mail-abuse.org. Il sito è tra l’altro molto interessante per avere ulteriori informazioni sullo Spam a livello mondiale.


Per la legge non c’è Spam che tenga

Ma lo Spam è legale oppure no? Molti spammatori in calce alle loro email dicendo che i loro messaggi non possono essere considerati Spam in quanto hanno ricavato l’indirizzo E-Mail in archivi pubblicamente consultabili (come i Newsgroup, ad esempio). Niente di più sbagliato, perché creando mailing list con indirizzi personali raccolti dalla rete, si viola la legge italiana sulla privacy, versione nazionale del Data Protection Act europeo del 1995. Ha fatto chiarezza a questo proposito un parere espresso nel 2000 dal gruppo di lavoro per la tutela dei dati personali operante nell’ambito della Comunità Europea. In buona sostanza si dice che se l’indirizzo E-Mail viene raccolto in uno spazio pubblico su Internet il suo impiego per mailing elettronici è contrario alla pertinente legislazione perché tale procedura può essere considerata come un trattamento sleale dei dati personali ai sensi dell’articolo 6.1.a della direttiva generale europea e, inoltre, contraria al principio della finalità citata nell’articolo 6.1.b, in quanto l’interessato ha reso noto il suo indirizzo E-Mail per motivi del tutto diversi, ad esempio la partecipazione a un Newsgroup.
Stefano Rodotà, il Garante italiano per la protezione dei dati personali, sembrerebbe condividere questa interpretazione da quanto emerge nel provvedimento preso contro uno Spam di natura politica (effettuato dai Radicali) ma assimilabile a qualsiasi tipo di Spam.

 

 
 

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