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Il notebook da 150 dollari: truffa o ingenuità? PDF Stampa E-mail

 

Mentre Negroponte e altri pontificano su computer da 100 dollari per il terzo mondo, l’illustre sconosciuto Valdi Ivancic lo scorso luglio ha messo in vendita un discreto notebook a 150 dollari, spese di spedizione comprese. Peccato che non sia arrivato a nessuno

 

Correva luglio 2007 quando la rete venne sconquassata da una notizia clamorosa: il sito www.madisoncelebrity.com proponeva al mondo un notebook per 150 dollari, poco più di 100 euro al cambio attuale. In molti non hanno esitato a dare la notizia come attendibile, tra i quali il peraltro affidabile affidabile Macynet (www.macitynet.it/macity/aA28984/index.shtml). D’altra parte, a una prima occhiata su quel sito, tuttora aperto anche se non accetta più prenotazioni per il notebook da saldo, sembrava tutto regolare. Il notebook non era dell’ultima generazione, cosa che avrebbe potuto insospettire visto il prezzo di vendita, ma era un onesto prodotto con processore Celeron M 370, schermo da 14 pollici, hard disk da 40 GN e 256 MB di memoria Ram. Il sistema operativo era Linux. Insomma, un’offerta in bilico tra il probabile e l’improbabile. Non un computer potentissimo, ma meglio di quello pensato da Negroponte per il terzo mondo. Ma a dare una luce di affidabilità al sito era soprattutto il fatto che la logistica dell’operazione era stata affidata a 2Checkout, una solida e onesta compagnia di distribuzione internazionale che si occupa di raccogliere i soldi e di spedire i prodotti che gli vengono affidati da centinaia di produttori. Se da una parte c’era una sconosciuta Madison Celebrity che faceva capo a un fumoso Valdi Ivancic (reperibile comunque in rete con un’infinità di recapiti), dall’altra c’era una società di distribuzione a prova di ogni sospetto.

 

I due fronti

Una settimana dopo l’annuncio ufficiale della raccolta delle prenotazioni per il notebook da 150 dollari, il popolo della rete era diviso in due fronti: chi riteneva valida l’offerta e chi la riteneva una truffa. I primi davano retta a quello che sosteneva Ivancic e cioè che quel prezzo era possibile grazie al fatto che sarebbe stati usati componenti obsoleti (vero) e che l’assemblaggio sarebbe stato fatto in Brasile (notizia mai confermata). Ed erano sicuri che non poteva essere una truffa vista la nota serietà di 2Checkout (www.2checkout.com), che sin dall’inizio si dichiarava pronta a rimborsare i clienti se i prodotti non sarebbero stati spediti. Dall’altra parte i diffidenti, che però erano però dibattuti. Da un verso non c’era la possibilità di dimostrare che fosse una truffa, dal momento che sul sito c’era scritto chiaramente che i primi notebook sarebbero stati spediti non prima di un mese. Fino a quella data bisognava concedere a Valdi la buona fede, anche perché 2Checkout diceva di essere soltanto un tramite e che Madison Celebrity aveva fino a quel momento le carte in regola e non c’era ragione di sospettare più del dovuto. Il popolo della rete dei diffidenti però non è stato ad aspettare ed è partita una vera e propria indagine non ufficiale su Valdi e la società, capeggiata da siti creati ad hoc come www.madisonscam.info (ancora attivo) e www.madisoncelebrity.info, non più accessibile oggi. Gli “investigatori” hanno scoperto che il sito www.madisoncelebrity.com faceva capo alla società www.medison.se, che però nei contatti riportava un indirizzo del Kent, in Inghilterra. Ma a quel indirizzo alcuni naviganti si recarono veramente, senza trovare nulla. Scoprirono e divulgarono anche gli indirizzi di Valdi ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo e Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo ), ai quali inizialmente il manager rispondeva in maniera trasparente. Un po’ alla volta però qualcosa si è incrinato nell’organizzazione di Medison Celebrity. Probabilmente tempestati di telefonate, hanno disabilitato i numeri telefonici che apparivano sul sito e anche gli indirizzi e-mail dei dipendenti e dello staff. Valdi, in un suo blog, ha anche intimato i clienti di non chiamare i numeri privati del suo staff. Gli investigatori dilettanti erano arrivati anche a questo. Non solo: qualcuno ha scoperto che la “policy” del sito era stata copiata di sana pianta da quella di Apple (www.apple.com/legal/privacy/), mentre le specifiche del computer in vendita erano state copiate, compresi errori e refusi, da un notebook proposto da Clevo. L’indirizzo era www.clevo.com.tw/products/M540V.asp, ma ora è stato rimosso. Insomma, un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi e tre indizi sono una prova. E la prova attesa della truffa, o quantomeno dell’ingenuità di Valdi, era la mancata consegna del notebook.

 

L’epilogo

Nel frattempo un nuovo comunicato stampa di Medison prometteva la restituzione dei soldi a tutti quelli che avevano già pagato, se i notebook non fossero stati spediti in tre mesi (non più un mese, dunque). E 2Checkout, che all’inizio sosteneva che nel modo di procedere di Madison Celebrity non ravvisava irregolarità, dopo qualche settimana ha preso le distanze da Medison e poco dopo si è resa disponibile a restituire i soldi a chi aveva già pagato. E Medison Celebrity? Il prodotto in vendita a 150 dollari c’è ancora, ma se si fa clic su Buy ora dice che il loro “web shop” è in costruzione (2Checkout non ha più nulla a che fare con Medison), nelle news del sito dice che ha trovato un’altra società brasiliana disposta ad assemblare i computer, la policy di privacy è stata riscritta senza copiare quella di Apple e i numeri di telefono sono scomparsi dai contatti: “the phone lines are temporarly closed”. E a oggi non sappiamo ancora se Valdi abbia tentato una truffa maldestra (non ha guadagnato nulla, visto che i soldi sono passati attraverso 2Checkout) o sia stato semplicemente un imprenditore pasticcione che ha tentato un business impossibile. La cosa bella è che in rete si possono trovare sia veri affari, sia tentativi di imbrogli o, quantomeno, occasioni impossibili. Ma anche tutte le informazioni per scoprire la verità.

 
 

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