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	<title>Il rivendugliolo di Moreno Soppelsa</title>
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		<title>Ecco la Nikon D4</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attesa da molti e  da molto tempo, finalmente arriva la fotocamera digitale professionale D4 che si colloca al top della gamma del costruttore giapponese. Ha sensore in formato Fx da 16,2 megapixel.  Per i fotografi professionisti che non esitano a dotarsi delle ultime novità tecnologiche è venuto il momento di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attesa da molti e  da molto tempo, finalmente arriva la fotocamera digitale professionale D4 che si colloca al top della gamma del costruttore giapponese. Ha sensore in formato Fx da 16,2 megapixel.  <span id="more-349"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per i fotografi professionisti che non esitano a dotarsi delle ultime novità tecnologiche è venuto il momento di “buttare” le D3. È infatti arrivata la tanto attesa D4, dotata di un sensore in formato FX da 16,2 megapixel, dell’innovativo modulo di elaborazione delle immagini Nikon EXPEED 3 e di una gamma ISO molto estesa.<span style="color: #ff0000;"> Le informazioni che seguono le abbiamo tratte dal comunicato stampa appena diffuso ed è quindi da considerare il fatto che sono tutte affermazioni di Nikon.</span> Vedremo più avanti le prime prove dettagliate sul campo di questa fotocamera. Studiata per garantire un’elevata qualità delle immagini anche in cattive condizioni di luce, la Nikon D4 si fa notare anche per la velocità di scatto e per la silenziosità. Il sensore Cmos in formato FX da 16,2 megapixel con veloce read-out dei canali consente, infatti, di raggiungere gli undici scatti al secondo. È possibile ottenere immagini di notevole qualità con disturbo ridotto e gamma dinamica estesa anche con sensibilità Iso elevate, grazie alla riduzione disturbo ottimizzata e all’elaborazione del segnale A/D a 14 bit incorporata nel sensore. Pensando a situazioni più estreme, i livelli di sensibilità di 50 e 204.800 ISO equivalenti possono essere, per i fotografi che operano in condizioni di illuminazione particolarmente difficili, l’elemento di scelta differenziante e determinante.<br />
<a href="http://www.soppelsa.info/ecco-la-nikon-d4/d4_50_1-4_back34r/" rel="attachment wp-att-351" title="D4_50_1.4_back34r"><img class="alignleft  wp-image-351" title="D4_50_1.4_back34r" src="http://www.soppelsa.info/wp-content/uploads/D4_50_1.4_back34r-1024x1002.jpg" alt="" width="247" height="240" /></a><br />
<strong> L’elaborazione delle immagini e il video</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dotata del nuovo motore di elaborazione immagini EXPEED 3 di Nikon, la D4 riesce a rendere immediate molteplici operazioni che implicano la gestione di grandi quantità di dati, senza sacrificare la rapidità e la qualità a cui i professionisti sono abituati. Dopo la conversione A/D a 14 bit, l’elaborazione delle immagini a 16 bit ad alta velocità consente di ottenere Jpeg di qualità. Per i professionisti che hanno bisogno di realizzare filmati, la Nikon D4 offre tutta la flessibilità necessaria per un’ampia gamma di applicazioni video, con una varietà completa di frequenza fotogrammi. Ifilmati in Full HD (1080p) possono essere registrati a 30fps, 25fps e 24fps, con opzioni 60fps, 50fps, 25fps a 720p. La durata del video è approssimativamente di 30 minuti. La registrazione in Full HD è possibile sia nel formato FX che DX, così come nel formato ridotto Full HD nativo (1920&#215;1080). In risposta alle esigenze professionali dei fotografi/video-maker, la D4 introduce nuove possibilità per la registrazione audio, utili a garantire la massima qualità sonora, oltre che video, nei filmati. A parte l’ingresso per microfono stereo esterno, l’uscita audio per le cuffie consente di perfezionare e monitorare l’audio separatamente. Per coloro che necessitano del miglior risultato video per un editing di qualità professionale, la Nikon D4 offre anche la possibilità di esportare il filmato in modalità Live View non compressa su registratori e monitor esterni. È la prima volta che questa operazione viene resa possibile in una reflex digitale. I dati vengono estratti a 1080i con la dimensione immagine e la velocità dei fotogrammi indicate. Se necessario, l’output dei dati può essere ridotto in scala senza la sovrapposizione di informazioni, che possono invece essere visualizzate simultaneamente sul monitor TFT della fotocamera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Funzioni automatiche e altre particolarità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando si tratta di catturare i momenti più significativi, le funzioni automatiche della Nikon D4 possono rappresentare un indubbio vantaggio per i fotografi. Riconoscimento avanzato delle scene con il sensore RG B da 91.000 pixel: il rivoluzionario sistema avanzato di riconoscimento scena di Nikon incorpora un sensore RGB da 91.000 pixel di nuova generazione in grado di analizzare meticolosamente ogni scena e garantire un’ottima precisione. L’inseguimento AF in 3D-subject tracking è nettamente migliorato e consente il “puntamento” anche su soggetti di piccole dimensioni. I visi delle persone vengono rilevati con una precisione sorprendente, anche quando si lavora solo con il mirino ottico. Questo livello di analisi dettagliata della scena viene utilizzato come supporto per una messa a fuoco e un’esposizione automatiche più precise, anche in condizioni di scarsa illuminazione.<br />
Il sistema Nikon Multi-CAM 3500FX AF, con impostazioni di copertura a 9, 21 e 51 punti selezionabili o configurabili singolarmente, è stato riprogettato per aumentare la rapidità di rilevamento del soggetto. Il modulo e gli algoritmi del sensore autofocus migliorano in modo significativo la sensibilità dell’acquisizione in condizioni di scarsa illuminazione fino a -2 EV (ISO 100, 20 °C / 68 °F). Per la prima volta tutti i 51 sensori AF, di cui 15 a croce, sono estremamente reattivi con qualsiasi obiettivo NI KKOR AF fino a f/5.6.<br />
La Nikon D4 mantiene tutta la potenza degli 11 sensori AF centrali che analizzano la fase su due assi, anche se il valore di luminosità combinato arriva a f/8. Un grande aiuto per chi scatta foto sportive o naturalistiche, perché consente di raggiungere un nuovo livello di rilevamento combinando, ad esempio, un obiettivo Nikkor AF 600 mm f/4 e un moltiplicatore Nikkor 2.0x. Se il valore di apertura combinato si attesta tra f/5.6 e f/8, è possibile sfruttare la potenza dei 15 sensori AF centrali, di cui 9 a croce.<br />
<a href="http://www.soppelsa.info/ecco-la-nikon-d4/d4_50_1-4_left_1/" rel="attachment wp-att-352" title="D4_50_1.4_left_1"><img class="alignleft size-medium wp-image-352" title="D4_50_1.4_left_1" src="http://www.soppelsa.info/wp-content/uploads/D4_50_1.4_left_1-270x300.jpg" alt="" width="270" height="300" /></a><br />
<strong> Otturatore, velocità, supporti e connettività</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da citare anche l’otturatore in materiale composito di Kevlar e fibra di carbonio di nuova concezione: il nuovo e resistente otturatore garantisce un ciclo di vita testato su 400.000 scatti, con un tempo di posa massimo che va da 1/8000 a 30 secondi e sincronizzazione flash sincro-X fino a 1/250. La Nikon D4 dispone, inoltre, di un sistema di monitoraggio intelligente per auto-diagnostica dell’otturatore e di un’unità di comando per la riduzione del consumo energetico, attiva quando l’otturatore è sollevato per lunghi periodi di tempo durante la registrazione di filmati. Risposta rapida per questa fotocamera: tempo di avvio di circa 0,121 secondi, ritardo allo scatto ridotto a circa 0,042 secondi (equivalenti a quelli della D3S), con velocità di scatto di 11 fps in formato FX e in tutte le modalità di ritaglio formato. Per quanto riguarda i supporti di memorizzazione, è dotata di due slot per schede: uno per le schede CF (UDMA 7) ad alta velocità e uno per le innovative schede XQD.<br />
Un potente sistema di controllo e comunicazione dei dati rende più rapidi e semplici i trasferimenti di file su rete LAN cablata e wireless. Il supporto Ethernet e LAN wireless è disponibile grazie al nuovo trasmettitore senza cavi WT-5 compatto, con collegamento HTTP e FTP, e consente lo scatto simultaneo di più fotocamere dotate di sistema WT-5. Per la prima volta, nel corpo camera è integrato il collegamento LAN cablato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando le velocità è importante</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni millisecondo può davvero essere decisivo e la migliorata disposizione dei comandi della D4 aiuta i fotografi a reagire prontamente, anche in situazioni in rapida evoluzione. Gli orientamenti di ripresa verticale ed orizzontale hanno controlli distribuiti in modo identico per trasformare la fotocamera in un prolungamento della mano in ogni condizione di scatto. Selezione del modo area AF e AF semplificata: è ora possibile, senza spostare l’occhio dal mirino. Il monitor LCD di precisione da 8 cm (3,2 pollici) e 921.000 punti con visione grandangolare e controllo automatico della luminosità garantisce una visualizzazione immagini nitida e brillante con una capacità di riproduzione colore molto più estesa. La luminosità dello schermo LCD viene regolata automaticamente in base all’ambiente di visualizzazione e durante la riproduzione è possibile ingrandire le immagini fino a 46x, funzione molto utile per la conferma spot focus. Il mirino ottico con prisma in vetro offre il 100% di copertura dell’inquadratura e ingrandimento di 0,7x (50 mm f/1.4 impostato su infinito, -1.0 m-1). La configurazione a proiezione arretrata dell’oculare dei mirini Nikon è ben nota per ridurre al minimo lo sforzo visivo quando si utilizza la fotocamera per lunghi periodi di tempo.<br />
Orizzonte virtuale elettronico a doppio asse: controllando il monitor LCD o il mirino si può capire se la posizione della fotocamera in relazione al piano orizzontale e l’orientamento alto/basso (rotazione avanti o indietro) è corretta.<br />
<a href="http://www.soppelsa.info/ecco-la-nikon-d4/d4_50_1-4_top/" rel="attachment wp-att-353" title="D4_50_1.4_top"><img class="alignleft size-medium wp-image-353" title="D4_50_1.4_top" src="http://www.soppelsa.info/wp-content/uploads/D4_50_1.4_top-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></a><br />
<strong> Controllo completo del flusso di lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La velocità è indubbiamente la prima caratteristica che gli ingegneri Nikon avevano in mente quando hanno progettato e realizzato la D4, ma è indubbio che questo straordinario prodotto ha molte altre qualità. La versatilità, per esempio, che va a braccetto, oltre che con la rapidità, anche con opzioni di controllo in grado di offrire effettivi vantaggi quando il tempo rappresenta una priorità. Filmati accelerati: la Nikon D4 estende la funzione di fotografia time-lapse salvando immagini come file video. Con tempi di riproduzione da 24 a 36.000 volte più veloci del normale. Effetto HDR (High Dynamic Range): si ottiene realizzando un’immagine sovraesposta e una sottoesposta di un’unica inquadratura. La gamma può essere ampliata fino a 3 EV per ottenere diversi effetti, livelli di saturazione e gradazioni di tonalità, mentre l’uniformità dell’area d’intersezione, dove le esposizioni si uniscono, può essere regolata per una maggiore naturalezza. Controllo minuzioso della temperatura colore: consente di intervenire in modo preciso sul bilanciamento del bianco. È possibile regolare le tonalità del monitor per il Live View e il bilanciamento del bianco dell’immagine scattata affinché siano assolutamente in linea. La temperatura colore può essere impostata manualmente con incrementi di 10 Kelvin o unità Mired.</p>
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		<title>Tagliato per un sarto</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 17:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un atelier di moda ha acquistato un sitema di taglio automatizzato di ultima generazione per aumentare la precisione e diminure i tempi di lavoro dei capi su misura. Ecco come lavorano all&#8217;Atelier Francesco di Mirano. Chi arriva a Mirano &#8211; un paesone di 28.000 abitanti a poco più di venti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un atelier di moda ha acquistato un sitema di taglio automatizzato di ultima generazione per aumentare la precisione e diminure i tempi di lavoro dei capi su misura. Ecco come lavorano all&#8217;Atelier Francesco di Mirano.<span id="more-333"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Chi arriva a Mirano &#8211; un paesone di 28.000 abitanti a poco più di venti chilometri da Venezia, Padova e Treviso &#8211; passerà probabilmente di fronte a un’elegante showroom con un trionfo di abiti da sposo per uomo e da cerimonia per uomo e donna: abiti lunghi, tight, smoking, completi a giacca lunga o corta, capi con tre bottoni o due, con le tasche dritte o inclinate, nei più disparati tessuti e abbinamenti. E’ l’esposizione dell’Atelier Francesco (www.atelierfrancesco.it), fondato da Francesco Pulliero e tutt’ora guidato da lui con i figli Eddy e Vanni e altri tre familiari che lavorano nel laboratorio/esposizione su due piani poco distante dallo showroom, in via Scaltenigo. “Ho iniziato 45 anni fa soltanto con una macchina, un ferro da stiro e un banchetto” spiega orgoglioso Francesco Pulliero. “Inizialmente proponevamo soltanto abiliti sportivi per uomo e donna, ma nel tempo ci siamo specializzati in abiti da cerimonia e camiceria”. Senza mai perdere di vista la qualità del prodotto su misura. Gli abiti che escono dall’Atelier Francesco sono apprezzati, oltre per il fatto che ovviamente sono fatti su misura, per la cura riservata ai dettagli “Nel tempo abbiamo valorizzato sempre di più le rifiniture e la qualità dei materiali, e gli abiti che escono dal nostro atelier devono essere semplicemente perfetti” aggiunge Vanni Pulliero.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sartoria automatizzata</p>
<p style="text-align: justify;">Una sartoria di alto livello con tutto quello che ci si aspetta in un’azienda artigianale di questo tipo, dalle esposizioni dei modelli sino alla produzione. Al piano terra della sede operativa di via Scaltenigo c’è infatti un’altra showroom dove si possono vedere e toccare con mano abiti da cerimonia (per sposo, familiari e amici, esclusi quelli da sposa, che Atelier Francesco non fa) che spaziano da quelli più classici e discreti a quelli più audaci, molto apprezzati negli opulenti matrimoni del triveneto. Partendo da questa base il cliente può scegliere le personalizzazioni, come le tasche inclinate, il numero e qualità dei bottoni e così via. In questo salone vengono prese le misure dei clienti.<br />
Tutto normale, per un sarto su misura. Ma è al piano superiore che, al contrario, si può notare una cosa che non ci si aspetta di vedere in una sartoria artigianale. Lasciata l’area di cucitura, dotata di macchine da cucire, asolatrici ed altre attrezzature di ottima qualità, si entra nel reparto di piazzamento e taglio. Tavolaccio e forbici? No, non più. Francesco, Eddy e Vanni, dopo aver acquistato un sistema Cad con plotter per i piazzamenti, hanno avuto subito l’impressione che fosse “una cosa a metà” senza un buon sistema di taglio. Ed ecco la novità e, se vogliamo, l’attrezzatura che non è comune vedere in aziende di queste dimensioni e natura: una soluzione fornita dalla milanese C&amp;C (società fondata nel 2005 da Luciano Cerioni per proporre al mercato sistemi di rilevazione e digitalizzazione automatica dei modelli, nonché sistemi automatici di taglio)  composta da un sistema di taglio multifunzionale a foglio singolo Zünd LR-1600 CV con estensione del conveyor, testa di taglio Tz-P con asse Z con modulo di controllo tangenziale a penna, utensile oscillante elettrico EOT3 per il taglio e il software C-Pilot per la gestione del sistema messo a punto dalla software house interna di C&amp;C. “Siamo molto orgogliosi di questo sistema che abbiamo acquistato lo scorso novembre” racconta Eddi Pulliero. “E’ perfetto per il nostro modo di lavorare e per il nostro prodotto. Risparmiamo tempo e materiale, ma soprattutto abbiamo migliorato nettamente la precisione del taglio e questo ci consente di aumentare ulteriormente la qualità finale dei nostri abiti su misura. Il tutto con una macchina che è facile da capire e usare, al contrario di altre presenti sul mercato. Abbiamo valutato infatti molte soluzioni concorrenti, e alla fine ci siamo convinti che un’azienda artigiana come la nostra non avrebbe potuto trovare un sistema migliore di quello che ci ha proposto C&amp;C. Questa macchina sembra essere stata fatta su misura per noi”. Una macchina su misura per il sarto su misura, insomma. E infatti una delle caratteristiche principali del sistema Zünd è la versatilità dovuta dal fatto che possono essere usati più teste e strumenti di taglio, in modo da soddisfare le più disparate esigenze. Atelier Francesco, ad esempio, ha preferito scegliere come strumento di taglio la lama elettrica oscillante anziché la lama a rotella, usata più frequentemente per il taglio del tessuto, perché durante i test ha ritenuto che fosse più adatta al suo modo di lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio era la digitalizzazione</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa è la configurazione soluzione che ha soddisfatto Atelier Francesco, diamo ora un’occhiata più generale all’attività di C&amp;C (www.ceccompany.it) e ai prodotti e servizi che propone per il comparto della confezione. Come accennato l’azienda milanese è stata fondata nel 2005. Società relativamente giovane, ma con alle spalle l’esperienza del suo fondatore Luciano Cerioni, che nel 1982 venne chiamato a dirigere la nascente filiale italiana della Lectra Systèmes di Bordeaux portandola al successo vendendo anche nel nostro Paese un prodotto inventato dai fratelli Jean e Bernard Etcheparre, un tagliacartoni laser computerizzato per l’industria della confezione. In occasione della fusione con Investronica avvenuta all’inizio del 2004, Cerioni ha lasciato il suo incarico con l’intenzione di dedicarsi alla famiglia. Ma non è stato per molto, visto che l’anno dopo ha iniziato una nuova avventura con la sua C&amp;C, che ha iniziato ad operare distribuendo in Italia i sistemi di rilevazione e digitalizzazione automatica dei modelli NScan e NShot dell’azienda americana N-hega (www.nhega.com), prodotti che hanno rivoluzionato la tecnica di digitalizzazione tradizionale, permettendo di digitalizzare i modelli in modo automatico, più velocemente e con molta più precisione rispetto al passato. Il primo è composto da uno scanner di ampio formato e di un software che permette l’inserimento digitale di modelli riducendo di cinque volte il tempo impiegato nella digitalizzazione dei modelli rispetto ai normali sistemi. NShot invece consente di digitalizzare sfruttando una fotocamera installata sul soffitto, montata sul tavolo di lavoro o su un’asta.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Zünd anche il taglio</p>
<p style="text-align: justify;">C&amp;C non si è fermata a questi prodotti e ha stretto un accordo di partnership con la svizzera Zünd, leader mondiale nella produzione di macchine piane da taglio, per proporre in Italia sistemi di taglio come quello che ha acquistato Atelier Francesco per aumentare la qualità dei suoi abiti su misura. “Visto il crescente successo che abbiamo ottenuto con i sistemi di digitalizzazione automatica &#8211; racconta Luciano Cerioni &#8211; lo scorso settembre abbiamo acquisito le macchine Zünd per il tessuto. Nei primi quattro mesi abbiamo messo a punto il software di gestione e, nonostante il periodo difficile, nei mesi successivi abbiamo venduto oltre dieci macchine”. Una partenza decisamente incoraggiante. “Un risultato reso possibile dalle caratteristiche di questo sistema, che è di una precisione estrema e non ha bisogno di Cartene. Non ha rivali sul mercato, nel segmento del foglio singolo e dei bassi spessori”.<br />
Ma non si tratta soltanto della qualità del prodotto. La chiave del successo di C&amp;C va ricercata anche in altre direzioni. “Sin dalla fondazione &#8211; afferma Luciano Cerioni &#8211; uniamo all’eccellenza delle soluzioni che proponiamo e una grande competenza tecnica che ci deriva dall’esperienza che abbiamo in questo settore, anche la volontà di essere sempre vicini ai nostri clienti. Per noi i clienti sono amici e pur essendo una struttura relativamente piccola garantiamo un supporto continuo ed efficiente. E questo nostra filosofia di ‘problem solving’ ci è riconosciuta e ci premia. Abbiamo tempi di intervento molto rapidi, per esigenze di carattere tecnico, con prodotti e ricambi originali a un prezzo adeguato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sistema modulare</p>
<p style="text-align: justify;">Un sistema di taglio a foglio singolo e per bassi spessori che è perfetto sia per piccole aziende come quella di Francesco Pulliero sia per, come vedremo più avanti, grandi aziende che lo possono usare nel reparto di prototipia invece di ricorrere, come fanno spesso, alle macchine di produzione per il taglio, con maggiore scomodità e dispendio di risorse. Si tratta di un sistema modulare che può avere una larghezza di 1.800, 2.200 o 2.700 millimetri e una lunghezza di 800, 1.200, 1.600, 2.500 o 3.000 millimetri. Messo a punto per l’industria tessile e della confezione (e anche dell’arredamento e della pelletteria), è adatto al taglio di tessuti, materiali sintetici, pelle e così via, purché a foglio singolo o comunque per bassi spessori. La versatilità è uno dei suoi punti di forza, assieme alla precisione del taglio e al fatto che non richiede né carta né Cartene per il taglio, e può essere configurata con varie combinazioni di teste e strumenti di taglio per arrivare a una soluzione ottimale per qualsiasi esigenza, che come abbiamo visto spazia dalla piccola sartoria alla grande industria. La testa di taglio Tz-P con modulo di controllo tangenziale e penna, per fare un esempio, può essere dotata di vari strumenti di taglio: lama elettrica oscillante, lama pneumatica oscillante o lama a rotella. Previste anche estensioni conveyor, con lunghezze che vanno da 1.200 a 3.000 millimetri. Per andare un po’ più nel dettaglio tecnico, possiamo dire che lo spessore del materiale tagliato arriva sino a un massimo di 30 millimetri (ma solo in casi particolari, visto che è una macchina concepita per foglio singolo e quindi la sua vocazione è nel taglio di spessori più contenuti) e una velocità che arriva a 100 millimetri al secondo. Per quanto riguarda la precisione, due valori ci fanno capire quanto sia elevata: una risoluzione indirizzabile di 0,01 millimetri e una ripetibilità di ± 0,02 millimetri. Tra le peculiarità di questa soluzione possiamo citare la velocità del sistema, l’eccellente accelerazione del taglio, il controllo intelligente degli utensili, la possibilità di modificare i parametri di taglio durante le fasi di lavorazione e l’automazione dei flussi di lavoro. I vantaggi sono intuibili: incremento della produttività con investimenti contenuti, riduzione dei tempi di lavoro, consistente aumento di qualità e accuratezza nel taglio, uso ottimale della materia prima e riduzione degli sprechi, riduzione dei tempi di setup.<br />
Un sistema di questo genere, che Francesco Pulliero ritiene assolutamente adeguato per i suoi lavori sartoriali, trova la sua applicazione naturale nei reparti di prototipia delle grandi aziende. “Un tempo &#8211; spiega Walter Anelli, direttore commerciale di C&amp;C &#8211; le aziende lavoravano a mano, poi sono arrivati i sistemi Cad e infine il taglio automatico. Le aziende italiane hanno investito molto  in macchine da taglio e modellistica, ma quasi esclusivamente in produzione. Oggi il 90% delle società ha risolto i problemi di automazione in produzione, ma quando si tratta di fare i campionari sono in fibrillazione perché non hanno pensato ancora pensato di investire automatizzando la fase di prototipia. Per i tagli usano le macchine di produzione, che hanno maggiori costi di esercizio e hanno bisogno di carta e Cartene. Una soluzione come la nostra, semplice da usare e flessibile, può essere invece installata direttamente nel reparto prototipi con tutti i vantaggi che ne derivano”.<br />
L’offerta di C&amp;C è completata anche da software che l’azienda milanese ha messo a punto internamente. “Forti della nostra esperienza in questo campo &#8211; conclude Luciano Cerioni &#8211; abbiamo sviluppato tre soluzioni software pensate appositamente per i settori della confezione e della pelle: C-Pilot per la gestione della macchina da taglio e C-Visio Camera e C-Visio Proiezioni per proiettare immagini su pelle o tessuto in fase di piazzamento”.</p>
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		<title>Denim a flusso integrato</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:43:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un’azienda che ha il più grande stabilimento europeo per la produzione del Denim. E una società specializzata nel settore dell’automazione industriale per il monitoraggio della produzione. Ecco come hanno realizzato un sistema per automatizzare la produzione. Due aziende, Candiani e Incas, che hanno collaborato in maniera efficace e proficua e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un’azienda che ha il più grande stabilimento europeo per la produzione del Denim. E una società specializzata nel settore dell’automazione industriale per il monitoraggio della produzione. Ecco come hanno realizzato un sistema per automatizzare la produzione.<span id="more-286"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Due aziende, Candiani e Incas, che hanno collaborato in maniera efficace e proficua e un interessante sistema, Antara Fast, che consente di gestire la produzione tessile come flusso logistico. E’ una storia che vale la pena di raccontare per cercare di vedere come un cliente e un fornitore, entrambi di spicco nel loro comparto, siano perfettamente allineati nel mettere in’opera una soluzione valida per migliorare la gestione produttiva e commerciale dell’azienda.  Vediamo, con ordine, chi sono i protagonisti, qual è il sistema adottato, perché è stato scelto, quali erano i problemi che doveva risolvere e come li ha risolti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TRC Candiani</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prima società si chiama “Tessitura di Robecchetto Candiani, ma nel mondo è conosciuta semplicemente come Candiani o come TRC &#8211; Candiani. Diciamo proprio nel mondo, perché l’azienda di Robecchetto con Induno (vicino a Milano) è un colosso che ha 680 dipendenti che lavorano in turni per coprire 24 ore al giorno, 180 milioni di euro di fatturato e 80.000 metri quadrati coperti in due stabilimenti ad elevatissima automazione. Una società familiare che è stata fondata nel 1938 e che ormai vede la presenza della quarta generazione di Candiani in azienda. Per meglio vedere in che modo Incas è intervenuta con il suo sistema Antara Fast per il controllo del ciclo di lavoro, vediamo brevemente come è organizzata la produzione di Candiani, reparto per reparto. Alla Candiani il Denim viene fatto a partire dal cotone. Nel reparto di stoccaggio ogni anno transitano 23.000 tonnellate di cotone che verranno poi trasformate in oltre 35 milioni di metri lineari di Denim. Si passa poi nel reparto filatura, dove vengono prodotti esclusivamente filati ring, sia rigidi sia elasticizzati con oltre 200 differenti sviluppi. Un altro importante reparto è la tintoria, ed è uno dei punti di forza di Candiani, società conosciuta come principale innovatrice nell’ambito dei colori del Denim. Quattro linea di tintura fanno del blu indaco una base da cui sviluppare innumerevoli tonalità. Nel reparto di tessitura sono all’opera 300 telai per tessere ottanta articoli a stagione (per due stagioni annue), ognuno dei quali composto da filati disposti in particolari costruzioni. Passiamo al finissaggio, che non garantisce semplicemente che tutti i tessuti abbiano la corretta stabilità al lavaggio e ai successivi trattamenti, ma che, grazie all’impiego di tecnologie avanzate, è in grado di dare a uno stesso tessuto dei look completamente differenti. Un ruolo importante giocano infine il controllo di qualità (con campioni prelevati da ogni singolo rotolo di tessuto per verificare che la produzione segua gli standard prefissati), il magazzino (automatico, in grado di stivare oltre 50 articoli per un totale di due milioni di metri) e l’automazione. A questo proposito è da sottolineare che recenti investimenti hanno reso il sistema di produzione Candiani il più automatizzato al mondo. Molti processi, dal trasporto e pallettizzazione del filato, all’imballaggio e stoccaggio dei rotoli di tessuto, sono stati completamente automatizzati per una miglior efficienza logistica. Dai cancelli di Candiani esce quindi un Denim riconosciuto come innovativo e di primissima qualità. Un esempio tra tutti: il concetto di “comfort stretch”, creato da Candiani per migliorare la qualità dei tessuti elasticizzati, donando loro bellezza estetica pari a quella di un Denim rigido e contemporaneamente quelle caratteristiche di vestibilità che li hanno resi di successo nella moda femminile. Qualche nome di clienti di Candiani? Il 20% sono italiani, tra i quali Replay, Sixty, Meltin&#8217; Pot, Gas, Nolita, Rare. Il 60% sono europei, e sono nomi come Lee, Pepe Jeans, G-Star, Levi&#8217;s, Tommy Hilfiger, Hugo Boss, Nudie Jeans, FireTrap. Il rimanente 20% della clientela internazionale di Candiani è americana e annovera nomi come 7 For All Mankind, Citizens of Humanity, Guess, Hudson, Ernest Sewn.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’azienda che tiene molto al “made in Italy” e che quando si è trattato di scegliere un partner per migliorare i suoi flussi logistici, pur non trascurando di valutare attentamente tutte le offerte presenti sul mercato, ha poi scelto con piacere sia per le qualità tecniche e sia per la “italianità” Incas Group.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Incas Group</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La società di Vigliano Biellese (BI) è nata nel 1981 per sviluppare, in un’area a forte vocazione manifatturiera quale Biella, un progetto industriale di automazione nei settori della logistica e del monitoraggio della produzione. All’inizio erano essenzialmente impianti di pesatura, ma attualmente lavora a 360 gradi nella nel campo dei sistemi di automazione della supply chain. Oggi nel gruppo operano circa 150 persone, con un fatturato di 22 milioni di euro nel 2008 (+22% sul risultato del 2007) che raggiungerà i 30 milioni di euro nei prossimi tre anni secondo i piani di sviluppo di Incas. Una società che tiene molto all’innovazione, tanto che gli investimenti nel settore ricerca e sviluppo sono pari al 2,5% del fatturato annuo. Una percentuale significativa. Incas ha incorporato nel 2007 Nortech Impianti, azienda fondata nel 1985 per occuparsi  inizialmente di reti dati ed impiantistica elettrica, evolvendo nel tempo verso la quadristica a PLC per il governo delle linee di movimentazione e per il controllo delle utenze tecnologiche. Oggi Nortech, che è attualmente un marchio di Incas, si occupa di progettare e realizzare sistemi di gestione dell&#8217;evasione ordini basati su movimentazione automatica,  progetto e realizzazione di magazzini automatici e sistemi di sorterizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo background è facile intuire come i sistemi progettati dal Gruppo Incas siano pensati per aziende che fanno del servizio al cliente una loro strategia, dove tutti i processi devono essere ottimizzati per velocizzare le operazioni, come la gestione del magazzino e delle spedizioni, il picking tramite terminali a radio frequenza, a sintesi vocale o con moduli pick to lighit, il monitoraggio delle linee, la movimentazione interna, lo smistamento automatico, la pianificazione viaggi, la tracciabilità delle consegne. Sembra in definitiva il ritratto della Candiani. Ma prima di vedere a fondo il rapporto di collaborazione tra queste due società, vediamo a grandi linee Antara Fast, il sistema che è stato implementato nell’azienda di Robecchetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Antara Fast</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Il progetto Antara Fast nasce dalla constatazione di come il settore tessile sia attraversato da cambiamenti importanti a livello mondiale, tra i quali la nascita di nuovi modelli distributivi che hanno portato con se un concetto produttivo orientato alla realizzazione continua di mini collezioni o lotti più piccoli che possano adattarsi alle richieste del mercato che sempre più spesso sono svincolate da logiche stagionali. Un tipo di produzione che richiede strutture dinamiche e una flessibilità notevole in tutte le fasi del ciclo produttivo. Il mercato quindi esprime esigenze per le quali molte aziende dovranno, per rimanere competitive, cambiare i criteri organizzativi e gli stessi layout di fabbrica. I caratteri di questi cambiamenti si possono riassumere in superamento del concetto di stagionalità, collezioni continue, maggiore flessibilità produttiva, ordini più frequenti e in piccole quantità, velocità di approntamento, alte caratteristiche tecniche, buon livello di servizio. Si tratta di considerazioni generiche, che solo in parte si adattano alla struttura del colosso Candiani, ma vale la pena citarle per vedere Antara Fast nel suo intero potenziale. Un sistema che comunque consente di avere sempre sotto controllo l’andamento della produzione (e questa era una delle esigenze di Candiani), gestendo un flusso teso e controllato in tempo reale, in cui reparti e magazzini interoperazionali sono visti come un unico sistema integrato. Antara Fast consente di pianificare le varie fasi delle attività produttive, concatenandole alla movimentazione dei prodotti (materie prime e semilavorati) e gestendo l’approvvigionamento ai reparti come aree di parcheggio (park in e park out) di un ciclo logistico a flusso teso. Il monitoraggio dell’operatività nei reparti o nei centri di lavoro garantisce l’avanzamento in tempo reale e la tracciabilità dei manufatti. Antara controlla il ciclo di lavoro fornendo le informazioni tecniche necessarie ai punti operativi, consuntivando tempi e quantità prodotte, verificando l&#8217;avanzamento ed il rispetto del piano produttivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La collaborazione e il progetto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto è venuto il momento di andare sul campo e vedere perché Candiani ha scelto Antara Fast e come il sistema è stato implementato. Qual era la necessità? “Semplicemente – ci racconta Alberto Candiani, global manager dell’azienda e nipote del fondatore – il banalissimo bisogno di migliorare il rapporto tra l’aspetto produttivo e quello commerciale, e più precisamente di riuscire a pianificare in modo soddisfacente la produzione per evadere le ordinazioni nel miglior modo possibile sia in termini di tempistica, sia di qualità. Avevamo bisogno di fare ordine, insomma. Cosa indispensabile perché fino a dieci anni fa producevamo una decina di articoli, mentre oggi ne sviluppiamo 80 per ogni collezione, due volte l’anno. Antara Fast è sorprendente per la precisione con cui si può definire una data di consegna del prodotto finito a partire dalle prime fasi della lavorazione del cotone. Questo sistema ci consente effettivamente di effettuare una migliore pianificazione della produzione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Antara Fast è entrato in funzione a partire dallo scorso anno, come spiega Walter Rodeghiero della divisione IT di Candiani: “Abbiamo cominciato a introdurre il sistema prima nel reparto di filatura e pi in quello di tessitura, che è sia il reparto più grosso e sia quello in cui c’era un altro sistema implementato, e come si sa partire da un preinstallato è più complesso che partire da zero. Da lì abbiamo esteso il sistema ad altri reparti:  orditura, tintoria e finissaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quale è stato il percorso per arrivare a scegliere Antara Fast? “In alcuni reparti, tra i quali la tessitura – racconta Luca Ottolini della divisione IT – era in funzione un sistema analogo, ma molto rigido e di difficile personalizzazione. Dal momento che ci impediva di fare i miglioramenti di cui avevamo bisogno abbiamo iniziato a cercare un’alternativa per sostituirlo a cascata in tutti i reparti. Un percorso di scelta che è durato tre o quattro mesi durante i quali abbiamo contattato i principali fornitori ai quali abbiamo rivolto una griglia di domante sui loro sistemi”. Domande molto precise, da tecnici che interpretavano bene le esigenze dei reparti e della proprietà. Il vostro sistema è personalizzabile? E’ open source? Su quali linguaggi di programmazione si basa? Quale database implementava? Che tipo di terminali adottava? Quali i tempi di salto? Quale la compatibilità con le macchine? Ogni domanda un voto. E alla fine quello che ha vinto è stato Antara Fast. Ma non contenti, i tecnici della Candiani hanno chiesto di provare Antara Fast sul campo, facendosi installare un sistema  pilota su alcuni telai. “Abbiamo fatto le prove, abbiamo visto come funzionava il sistema e ne siamo rimasti soddisfatti. Senza contare che Incas ci è venuta incontro modificando anche punti chiave del loro sistema e questo raramente i fornitori lo vogliono fare. Le possibilità di personalizzazione del precedente sistema, come dicevamo prima erano infatti nulle o quasi” spiega Walter Rodeghiero. Un trattamento, dalle modifiche al test pilota, che Incas riserva a tutti i clienti o che è stata un’eccezione per Candiani? “Noi partiamo da un pacchetto di base testato ormai da anni – afferma Gian Luca Zanoletti dell’ufficio offering di Incas – che adattiamo volentieri in base alle necessità dei nostri clienti. Candiani e sicuramente uno dei nomi più importanti presenti in Italia ed è stato un piacere fare questo test. Che tuttavia non è stato impegnativo proprio grazie alla semplicità di installazione di Antara Fast, che sfrutta connessioni Wi-Fi che non richiedono cablaggi. In un paio di giorni il sistema pilota era funzionante”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema installato comprende 300 terminali, adatti a operare in condizioni difficili, dislocati nei due stabilimenti, che sono distanti circa due chilometri e mezzo tra di loro. Alcuni terminali sono cablati, per questione di comodità (quando erano pochi in un reparto), altri sono dotati di Wi-Fi nei punti dove erano più numerosi (solo in tessitura ne sono stati installati 200). I due stabilimenti sono collegati con una linea dati dedicata, con una seconda linea di backup che interviene nel caso il collegamento della prima si dovesse interrompere. Il sistema, dicono i tecnici della Candiani si sta comportando egregiamente. “L’ossatura è buona, ora stiamo ottimizzando il sistema raccogliendo le richieste che giungono dai reparti, sfruttando l’abbonamento di assistenza stipulato con Incas”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema attualmente si occupa di monitoraggio, tracciabilità e avanzamento. Il primo aspetto consente di controllare la produzione: i colpi prodotti dai telai, le rese, i tempi di fermata, le cause. Il sistema è bidirezionale e il personale di sala può ottenere dal sistema informazioni utili per il suo lavoro. “Con questo sistema – conclude Alberto Candiani – riusciamo anche a ottenere su ogni prodotto informazioni a valle e a monte. Possiamo identificare con precisione la causa di un problema ed evitare di fare due volte lo stesso errore. Il sistema ci permette anche di gestire con estrema precisione anche la parte commerciale del nostro lavoro. Possiamo fornire tempi esatti di consegna e ci permette eventualmente di ribilanciare la produzione in caso di cambiamenti della domanda”.</p>
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		<title>Il mercato del cotone</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quali e quanti sono le sovvenzioni che le maggiori nazioni prevedono per i produttori di cotone? Ecco l’analisi dell’International Cotton Advisory Committee, l’organizzazione intergovernativa dei paesi produttori e consumatori di cotone.  Production and trade policies affecting the cotton industry è il titolo dell’ultimo rapporto dell’Icac (International Cotton Advisory Committee), l’organismo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali e quanti sono le sovvenzioni che le maggiori nazioni prevedono per i produttori di cotone? Ecco l’analisi dell’International Cotton Advisory Committee, l’organizzazione intergovernativa dei paesi produttori e consumatori di cotone. <span id="more-280"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Production and trade policies affecting the cotton industry</em></strong> è il titolo dell’ultimo rapporto dell’Icac (International Cotton Advisory Committee), l’organismo intergovernativo che riunisce i paesi produttori e consumatori di cotone (<a href="http://www.icac.org/">www.icac.org</a>), con l’obiettivo principale di evidenziare in che modo i governi dei principali Paesi produttori e consumatori di cotone supportino oggi l’industria cotoniera. Nell’analisi si parla più diffusamente di Stati Uniti, Cina, India, Turchia. Non vengono presi in esame singolarmente l’Italia e gli altri paesi dell’Europa Occidentali, che sono visti nell’ottica complessiva dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto è stato rilasciato in un momento particolarmente dinamico per il comparto cotoniero globale. Al momento di scrivere queste righe, metà di settembre, è stata appena resa nota la decisione dell’India di togliere ogni limite per le esportazioni del cotone (i relatori del rapporto ancora non lo sapevano). Il provvedimento, operativo dall’inizio di ottobre, consente quindi ai produttori indiani di cotone di portare l’export oltre la soglia delle massima di 1,21 milioni di tonnellate della stagione cotoniera 2010/2011 (senza questo taglio la produzione, secondo Icac, sarebbe stata di 1,25 milioni di tonnellate).  Si tratta di una notizia importante, perché prima del provvedimento gli indiani erano i secondi fornitori di cotone al mondo e il loro ritorno a pieno regime sui mercati internazionali vale, per la prossima stagione, 1,5 milioni di tonnellate di cotone (il 6% dei consumi mondiali), secondo le previsioni del presidente dell’associazione indiana dei cotonieri. Nei prossimi mesi vedremo quali saranno le ripercussioni di questa novità soprattutto sui produttori brasiliani e australiani, che sono stati i più veloci a compensare le debolezza dell’India dei mercati. Tutto questo in un contesto di mercato che vede i prezzi del cotone in calo sin da marzo, dopo una crescita sostenuta negli anni precedenti, e con possibili nuove tendenze ribassiste. Ma, al di là di questo aggiornamento di scenario, andiamo a vedere cosa dice il rapporto dell’Icac sui supporti governativi all’industria cotoniera.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea generale i sussidi statali, che comprendono il sostegno diretto della produzione, politiche di protezione delle frontiere, riduzioni nei costi delle assicurazioni per il raccolto e aiuti per le esportazioni, sono in calo. Gli analisti dell’Icac stimano per la stagione 2010/2011 (come è noto l’anno cotoniero va da agosto a luglio) aiuti governativi a livello mondiale pari a 1,3 miliardi di dollari, contro i 3,2 miliardi della stagione precedente e i 5,5 miliardi dei dollari del 2008/2009. Nella corrente stagione, si legge nel rapporto, soltanto cinque Paesi hanno fornito sovvenzioni significative ai cotonieri a un prezzo medio di undici centesimi per pound (ricordiamo che questa unità in voga in questo comparto equivale a circa 453 grammi), mentre nel 2009/2010 erano stati 11 i Paesi a sostenere la produzione e con aiuti più significativi: 11 centesimi per pound. Altri Paesi avevano in programma operazioni di sostegno alla produzione, ma non sono diventati operativi a causa degli elevati prezzi del cotone, che secondo il Cotlook A (l’indice di riferimento mondiale per i prezzi del cotone, www.cotlook.com) sono stati mediamente di 61 centesimi per pound nel 2008/2009, 78 la stagione successiva e 164 in quella appena conclusa.  Nazioni come Pakistan Messico e India infatti avrebbero sostenuto i produttori solo nel caso i prezzi del cotone fossero calati invece di crescere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece prendiamo in esame, sempre secondo quanto riportato dal rapporto dell’Icac, la quota di produzione mondiale di cotone che è stata sostenuta da aiuti governativi, è stata mediamente del 55% nelle stagioni comprese tra il 1997/1998 al 2007/2008, per salire all’84% nella stagione 2008/2009. “Nel corso del 2009/2010 &#8211; scrivono gli analisti Icac &#8211; questa percentuale è scesa al 52% ed è stimata in 53 punti percentuali nel 2010/2011. A partire dal 97/98 vi è chiaramente una correlazione negativa tra il Cotlook A Index e l’ammontare dei sussidi forniti all’industria del cotone”. Alcuni Paesi hanno comunque messo a disposizione dei fondi per l’acquisto di fertilizzanti, stoccaggio, trasporti e costi di marketing e pubblicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Governo per governo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se questa è l’analisi a livello mondiale, il rapporto ha quindi indugiato su diversi programmi nazionali di supporto.  Vediamoli brevemente, cominciando dagli Stati Uniti, che hanno diversi tipi di sussidi. Ci sono in primo luogo pagamenti diretti basati sul raccolto (indipendenti dal prezzo di mercato del cotone) e fissati in 6,67 centesimi di dollaro per pound. Il totale di questi aiuti è stato di 588 milioni di dollari nel 2010/2011, un valore sostanzialmente uguale a quello della stagione precedente.  Altri aiuti, come quelli previsti se i prezzi di mercato sono al di sotto del tasso di prestito o se i prezzi di mercato sono troppo bassi, non sono stati applicati nel 2010/2011 per l’evidente motivo delle elevate quotazioni del cotone in questo periodo. Gli Stati Uniti hanno comunque fornito sovvenzioni per le assicurazioni dei raccolti contro le perdite di resa delle colture causate dalle catastrofi naturali (dai parassiti alle inondazioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo alla Cina, che nelle scorse stagioni cotoniere ha dato appoggio ai produttori sostanzialmente con politiche di protezione delle importazioni (quote fissate in base a una complessa scala mobile) e con acquisti diretti delle riserve di  cotone da parte del Governo. Questi interventi in passato hanno determinato un prezzo interno del cotone in Cina superiore alla media internazionale, con conseguenti maggiori compensi per gli agricoltori cinesi. Durante la recessione mondiale del 2008/2009 la Cina non ha “giocato” sulle importazioni, ma ha acquistato circa un terzo della produzione interna, 2,724 milioni di tonnellate, per farne riserva governativa. Le importazioni sono state invece limitate nel 2009/2010 per sostenere i prezzi interni. Analoghe manovre sono state operate nella stagione 2010/11, che si è conclusa il 31 luglio 2011.  I prezzi interni del cotone sono rimasti invece al di sotto di quelli internazionali a partire dallo scorso dicembre, visto il boom dei prezzi del cotone registrato l’anno scorso, senza che le misure protezionistiche riuscissero a ad avere effetti significativi sul cotone domestico. Il governo cinese fornisce anche sovvenzioni per l’utilizzo di sementi di alta qualità e per il trasporto interno del cotone, ma per importi nettamente inferiori nella stagione 2010/2011 rispetto a quella precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dell’India in parte abbiamo già parlato, soprattutto citando il fatto che nella stagione appena conclusa ha limitato le esportazioni di cotone a 1,1 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda i sostegni, l’India prevede aiuti ai produttori se il prezzo del cotone sui mercati internazionali è troppo basso, ma non vi sono stati pagamenti nel 2010/2011 visto il prezzo elevato di mercato del cotone. Gli agricoltori indiani beneficiano di sussidi nell’ambito di diversi programmi, come quello per l’acquisto di fertilizzanti o per la realizzazione di infrastrutture per la produzione e la distribuzione di sementi di qualità. Previsti anche prestiti agevolati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l’Unione Europea, il rapporto Icac parla dei cambiamenti introdotti nella Pac, la politica agricola comunitaria, a partire dalla stagione 2009/2010.  I produttori di cotone, ma questa non è una novità, ricevono una parte di aiuti (65%) come sostegno al reddito, mentre i rimanenti sono legati alla superficie coltivata (sostegno alla produzione). I cambiamenti riguardano essenzialmente la riduzione delle superfici massime ammissibili da dedicare alla coltivazione  in  Grecia e Spagna, i maggiori produttori europei di cotone, fissate rispettivamente a 250.000 e 48.000 ettari. Per beneficiare degli aiuti queste coltivazioni devono essere poste su terreni agricoli autorizzati dai singoli governi europei, seminate con varietà approvate e dare origine a raccolti con normali condizioni di crescita. L’aiuto, si legge nel rapporto è erogato per cotone di qualità “sound, fair and merchantable”. Nel 2010/11 l&#8217;importo della sovvenzione diretta alla produzione in Grecia è stato 276 milioni dollari (260 milioni nel 2009/10). La sovvenzione in Spagna è stata di 92 milioni dollari (93 milioni nel 2009/10).</p>
<p style="text-align: justify;">Per finire, la Turchia ha l’abitudine di pagare ai produttori di cotone<br />
un premio per ogni chilogrammo di semi di cotone, con pagamenti più elevati se i semi di cotone sono certificati).  I premi per il 2010/11 non sono stati modificati rispetto alla stagione precedente  e sono pari 0, 42 lire turche (26 centesimi di euro) al chilogrammo per i semi certificati  e 0,32 lire turche  (21 centesimi di dollaro) al chilogrammo per semi regolari. Assumendo che il 90% della produzione di cotone turco è prodotto a partire da sementi certificate, e che tutti i produttori di cotone richiedono il premio, il segretariato dell’Icac stima che il totale dei pagamenti ai produttori di cotone in Turchia è passato da 260 milioni dollari nel 2009/10 ai 309 milioni dollari dell’ultima stagione (anche in virtù di nuove piantagioni in Turchia).</p>
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		<title>Tre decenni di innovazione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:26:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maurizio Carcano è un ingegnere meccanico che lavora per una multinazionale specializzata nell’imballaggio di prodotti flessibili. Vediamo in quale modo progetta macchine innovative che vanno dai sistemi per confezionare caffè a quelli per il pomodoro.  Scopriamo l’attività di Maurizio Carcano, un ingegnere che ha fatto tutta la sua carriera all’interno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maurizio Carcano è un ingegnere meccanico che lavora per una multinazionale specializzata nell’imballaggio di prodotti flessibili. Vediamo in quale modo progetta macchine innovative che vanno dai sistemi per confezionare caffè a quelli per il pomodoro.<span id="more-277"></span></p>
<p style="text-align: justify;"> Scopriamo l’attività di Maurizio Carcano, un ingegnere che ha fatto tutta la sua carriera all’interno di una grande azienda: la Goglio. Nella storia dell’imballaggio flessibile e degli impianti di confezionamento il nome Goglio (<a href="http://www.goglio.it/">www.goglio.it</a>) è conosciuto da più di un secolo. Nel vero senso della parola, perché nel 1850 a Rho nasce la prima azienda di quello che poi sarà il Gruppo Goglio, la cui offerta è identificata con il marchio Fres-co System &#8211; servizio completo studiato per integrare imballaggi flessibili, impianti di confezionamento, tecnologia ed assistenza e per risolvere ogni esigenza di confezionamento. Oggi Goglio è una multinazionale che ha 9 sedi produttive e 7 commerciali in Europa, America e Asia.</p>
<p style="text-align: justify;">Maurizio Carcano è stato assunto da questa azienda subito dopo la laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, per arrivare a ricoprire oggi la carica di direttore della Divisione Macchine, con sede a Zeccone (PV). Uno stabilimento in cui un centinaio di dipendenti si occupano di macchine per imballaggio flessibile per un valore di produzione annuo di circa 16 milioni di euro. Il cuore della divisione è rappresentato da trenta persone che lavorano nell’ufficio tecnico su progetti innovativi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla meccanica all’elettronica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Carcano è stato l’artefice dell’introduzione dell’elettronica nei sistemi per imballaggi flessibili della Goglio. «Fino all’inizio degli anni 90 &#8211; ci racconta l’ingegnere &#8211; le nostre macchine erano solo meccaniche: camme, asse di moto unico e così via. Erano sistemi pesanti, adeguati alla tecnologia del periodo. In seguito abbiamo iniziato a studiare il modo di trasformarle in macchine elettroniche, sostituendo le camme con motori prima passo passo e poi brushless, passando da logiche meccaniche a logiche elettroniche (asse virtuale, multiasse…) con minimi asservimenti pneumatici. Nell’arco di un decennio abbiamo trasformato la nostra produzione e oggi siamo “meccatronici”: combiniamo meccanica ed elettronica con notevoli vantaggi nella progettazione, nella produzione e nell’impiego delle nostre macchine». Carcano, in buona sostanza, è riuscito a progettare macchine più leggere e con meno componentistica meccanica creata ad hoc, a favore di tecnologie aperte acquistabili sul mercato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La linea guida</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’attività progettuale di Maurizio Carcano ha avuto un’importante linea guida in questi anni: costruire macchine innovative per sostituire, dove possibile, lattine e barattoli con materiali flessibili. «Una lattina di pomodoro da tre chilogrammi &#8211; spiega Carcano &#8211; comporta un peso e un ingombro maggiori rispetto al flessibile quando è piena, a parità di contenuto, ed è più impegnativa da smaltire quando è vuota. Ma il nostro scopo non è soltanto quello di realizzare linee per l’utilizzo di una determinata tipologia di materiale, bensì quello di innovare la gamma di macchine per il confezionamento di un prodotto». In questo la Divisione Macchine e Maurizio Carcano sono maestri. «Venti anni fa &#8211; sottolinea l’ingegnere meccanico &#8211; siamo stati fra i primi a produrre le macchine per confezionare il riso sotto vuoto, grazie alle quali il prodotto non deve più essere trattato ed è quindi più sano».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal detersivo ai surgelati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Maurizio Carcano è in Goglio da 28 anni e le innovazioni a cui ha contribuito in prima persona sono tantissime. A Zeccone, solo per fare un altro esempio, lo staff di Carcano è stato tra i primi a sviluppare macchine per confezionare il detersivo in materiale flessibile anziché in cartone. «Una delle ultime macchine che abbiamo progettato, sulla quale abbiamo finito da poco di lavorare, consente di confezionare surgelati in materiale flessibile a volume costante: una confezione che somiglia di più a una scatola anziché a una busta. Non esisteva niente di simile prima. Gli aspetti che abbiamo dovuto tenere in considerazione nella progettazione sono stati numerosi: la macchina è soggetta a lavaggi frequenti, ed è in grado di lavorare a temperature inferiori a zero gradi centigradi, con un’efficienza elevatissima».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’avvento della modellazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il team di Carcano oggi progetta tutte le nuove macchine solo in 3D usando Siemens NX. Ma la modellazione tridimensionale è un traguardo a cui la Divisione Macchine di Goglio è arrivata per gradi.  «Alla metà degli anni 80 abbiano inserito in azienda il primo sistema Cad, un esperimento fatto più che altro per valutare la sua potenzialità rispetto al tecnigrafo sul quale tutti lavoravamo» racconta Carcano. «Alcuni tra i progettisti più esperti ed anziani erano scettici e accettavano malvolentieri la nuova metodologia di progettazione. Nonostante questo, nell’arco di dieci anni abbiamo eliminato i tecnigrafi. Dopodiché, a partire dal 1995 abbiamo deciso di passare alla modellazione 3D introducendo tre stazioni con Unigraphics. Dopo alcuni anni di crescita lenta ma continua nei confronti della progettazione tridimensionale, dal 2001 abbiamo progettato per la prima volta una macchina completamente in 3D. Dal 2005 facciamo tutti i nuovi progetti in 3D usando Siemens NX».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un progetto innovativo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I quasi tre decenni di carriera di Carcano sono stati costellati di ricerca e sviluppo ai massimi livelli, ma c’è un progetto recente al quale l’ingegnere tiene molto. «Si tratta di una linea innovativa per il confezionamento in asettico del pomodoro. La tecnologia più diffusa in questo campo impiegata dai costruttori di macchine è quella del riempimento a caldo, con i seguenti passaggi: sterilizzazione del pomodoro, inserimento del pomodoro caldo nelle buste e successivo raffreddamento. Abbiamo studiato per anni e poi realizzato una macchina che usa un procedimento alternativo ed è in grado di confezionare a basse temperature; le buste vengono sterilizzate internamente ed esternamente per garantire l’asetticità del confezionamento. Così il prodotto, in buona sostanza, può essere ulteriormente valorizzato usandolo, ad esempio, sulle pizze».</p>
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		<title>Olefine: fotografia di un mercato</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passato, presente e futuro del mercato delle olefine in un’analisi di Andrew Lee Fagg che si spinge a tracciare uno degli scenari probabili per il 2020. Senza tralasciare le valutazioni sull’andamento attuale del mercato e gli immediati possibili sviluppi. Consolidamento del mercato petrolchimico che sarà dominato nel lungo periodo da...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Passato, presente e futuro del mercato delle olefine in un’analisi di Andrew Lee Fagg che si spinge a tracciare uno degli scenari probabili per il 2020. Senza tralasciare le valutazioni sull’andamento attuale del mercato e gli immediati possibili sviluppi. <span id="more-274"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Consolidamento del mercato petrolchimico che sarà dominato nel lungo periodo da relativamente poche grandi compagnie. Incremento degli investimenti stranieri nei mercati ad alto rischio, dall’Iraq all’Algeria. Ampliamento delle installazioni petrolchimiche in medio oriente, con produzioni maggiormente diversificate e apporto di investitori stranieri. Maggiore utilizzo di materie prime alternative a quelle usuali.  Mercati europei sempre più dipendenti dalle importazioni. Migliore redditività e ripresa degli investimenti. È questo, in estrema sintesi, lo scenario che Andrew Lee Fagg di Nexant Asia ha delineato per i prossimi dieci anni del mercato delle olefine a livello mondiale in una interessante analisi dell’andamento internazionale di monomeri e polimeri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una grande incertezza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Dobbiamo cercare di capire come si evolverà il mercato nei prossimi anni, considerando sia i cicli economici che contraddistinguono questo comparto sia le emozioni dominanti nel breve, medio e lungo periodo» afferma Andrew Lee Fagg. «Dal punto di vista strettamente economico, oggi regna una grande incertezza ed è difficile tracciare ipotesi di recupero nei prossimi 12-18 mesi per la molteplicità di segnali che ci stanno arrivando: ottime prestazioni delle economie asiatiche l’anno scorso ma preoccupazioni sul versante dell’inflazione, variabilità estrema del prezzo del petrolio, segni di recupero da parte degli Stati Uniti negli ultimi mesi, Europa a  più velocità con Germania che traina nel settore manifatturiero ed economie come quella di Grecia, Spagna e Portogallo che sono in affanno, incertezze sulle disponibilità di credito a sostenere una possibile ripresa».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il prezzo del petrolio e i margini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fagg si è soffermato sull’andamento del prezzo del petrolio, che guida  molti altri prezzi di mercato, citando i due “shock petroliferi” che nella prima e nella seconda metà degli anni 70 hanno provocato una recessione mondiale. «A ben vedere- ha detto &#8211; la situazione oggi è esattamente quella di quegli anni, con lo stesso percorso: petrolio alle stelle, reazione del mercato, crollo dei mercati azionari, recessione globale. Oggi, la principale preoccupazione per il nostro comparto è rappresentata dal costo dei polimeri e dei materiali intermedi, ora che i prezzi sono ai massimi livelli e margini sono estremamente bassi». Fagg analizza a questo proposito le performance del settore chimico negli ultimi anni, sottolineando la ciclicità anche in questo caso della marginalità, con periodi in cui i margini sono elevati alternati a periodi di bassa resa. E non necessariamente legati al prezzo del petrolio. «Nel 2009 abbiamo raggiunto il periodo più basso del ciclo &#8211; ha detto Fagg &#8211; ma sono ottimista e riusciremo a riprenderci se l’economia in generale continuerà d dimostrare gli attuali segnali di ripresa».  I prezzi del comparto, ricorda Fagg, non sono influenzati soltanto dai cicli industriali e dalle quotazioni del greggio, ma anche da eventi imprevedibili come terremoti, uragani, sommosse, chiusura di porti e così via.  «Molti fattori concorrono a creare estrema volatilità del prezzi e da questo punto di vista prevederne l’andamento è difficile, se non impossibile» sostiene il manager di Nexant.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La domanda</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fagg affronta quindi lo stato corrente dell’industria partendo dalla domanda globale delle olefine (come etilene e propilene). «Il mercato è dominato dalle poliolefine, che staccano decisamente derivati come Stirene, Pvc, Edc» nota Fagg.  «Il consumo procapite elevato delle poliolefine in Europa, Stati Unite e Giappone indica come questi mercati siano maturi e senza grandi possibilità di crescita se non per sostituzione, mentre in Paesi come India, Brasile e Cina c’è un grande potenziale di crescita». Il consumo globale di poliolefine nel mondo è oggi di 116 milioni di tonnellate, mentre nel 2020 passerà a 176 milioni di tonnellate. Ma con equilibri differenti: l’Europa, ad esempio, passerà dal 22 al 20% di consumo, mentre la Cina crescerà dal 23 al 25%. «Volendo stimare la domanda nel 2020 &#8211; azzarda Fagg congelando la capacità attuale, possiamo presumere che i Paesi in cui ci saranno migliori opportunità di fornitura sono Cina, India, Brasile, Russia. Sarà necessaria nuova capacità industriale per rifornire questi mercati nei prossimi cinque anni».</p>
<p style="text-align: justify;">Fagg torna quindi sulla forte domanda a livello mondiale di polietilene, che cresce anche nei periodi di recessione. Probabilmente, ritiene, per il fatto che i comparti del packaging e dell’imballo, grandi utilizzatori, sono meno suscettibili alle crisi economiche globali rispetto a settori come l’automobilistico o quello delle costruzioni. «È molto interessante rilevare &#8211; nota Fagg &#8211; l’aumento continuo della domanda di LLDPE, materiale che in futuro, per le sue buone prestazioni e per la probabile riduzione dei prezzi, pensiamo possa essere venduto a un prezzo inferiore a quello del LDPE».</p>
<p style="text-align: justify;">Il manager di Nexant si sofferma anche sull’andamento di mercato di prodotti come Stirene e PVC. «Il settore dello Stirene non è andato bene negli ultimi dieci anni, a causa della crisi economica di automotive e costruzioni ,ma anche perché si sta registrando una tendenza alla sostituzione con altri materiali, come il polipropilene ad esempio, nei piatti e bicchieri usa e getta e nel packging. In mercati maturi come quello Europeo non abbiamo nessun aumento della domanda. Il mercato del Pvc è invece più vivace, con prospettive di crescita superiore allo Stirene».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’offerta</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se questa è la situazione della domanda, Fagg passa ad analizzare l’offerta e gli investimenti pianificati tra il 2009 e il 2015 a livello di “aromatici”, come butadene o benzene. «Gli investimenti più significativi sono in Medio Oriente, dove attualmente assistiamo a un notevole aumento di capacità di produzione di PE e PPE, seguito dalla Cina e dall’Estremo Oriente in genere». Fagg si sofferma a questo punto su un interessante grafico nel quale viene evidenziata la capacità produttiva dell’etilene a livello globale nel 2010 e la proiezione per il 2020. Si passerà, secondo le previsioni, dagli attuali 144 milioni di tonnellate ai 201 milioni di tonnellate del 2020, con la Cina  e il Medio Oriente che cresceranno per capacità e Nord America e Europa che registreranno una contrazione di nove punti percentuali. «L’aumento di capacità di polietilene in Medio Oriente &#8211; ribadisce Fagg &#8211; è senza precedenti. Ci sono dieci impianti appena costruiti che producono 18 milioni di tonnellate di etilene, che verrà convertito in poliolefine e esportato in Europa e Asia».</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro significativo trend, secondo Fagg, è quello di costruire in Cina impianti petrolchimici che ricavano etile e propilene dal carbone.  Esistono grandi scorte di carbone in Europa, Nord America e Russia, ma il fiorire di progetti di questo genere in Cina è determinato dal fatto che anche questo Paese ha grosse disponibilità di questo materiale a un prezzo esiguo: 60 dollari a tonnellata contro i 200/300 dollari del carbone occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Europa che importa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto con Fagg la domanda e l’offerta. Ma quali sono le reali e concrete opportunità di questo comparto? Per cercare di analizzarle Fagg prende spunto dall’andamento dei prezzi di etilene e nafta e dal grado di utilizzazione degli impianti, che ritiene essere il barometro della redditività  del comparto. «Attualmente &#8211; dice &#8211; il tasso di utilizzazione degli impianti di etilene è molto basso: 80%. E i prezzi sono altrettanto bassi. È difficile sostenere una situazione di questo genere al lungo». Per Fagg è necessaria una razionalizzazione del comparto, con la chiusura di impianti di piccole dimensioni e non redditizie. Cosa che deve essere ancora fatta in Europa, dove sono presenti troppi stabilimenti di piccole dimensioni e sono relativamente pochi. Stessa situazione anche in Giappone, mentre in Cina e Nord America si sta andando decisamente verso una situazione positiva per l’aumento di grandi impianti. In Europa occidentale secondo Fag, sta rapidamente diminuendo la capacità produttiva di etilene, Pvc, polietilene e stirene. Molte sono le chiusure di stabilimenti e l’Europa da esportatore è destinata da diventare importatore, anche per le forti esportazioni dal Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ottimismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fagg chiude la sua relazione con una nota di ottimismo: «La visione complessiva è positiva per il futuro, anche se abbiamo sicuramente delle difficoltà a breve termine a cui fare fronte. La diminuzione della domanda è stata rilevante ma il recupero dell’economia, anche se forse non sarà veloce come vorremmo, nei prossimi due tre anni ci sarà effettivamente. Mi aspetto primi miglioramenti a partire dal 2012. E a lungo termine c’è un buon potenziale per buona parte delle sostanze chimiche, crescita più elevata nei mercati in via di sviluppo e anche nell’Europa Centrale e Orientale.</p>
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		<title>L’avanzata dei fotoalbum</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 16:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima la foto su pellicola stampata su carta chimica. Poi quelle digitali, stampate sempre sulla cara vecchia carta chimica. Ed ora anche la stampa digitale su carta comune. Ed è il boom dei fotolibri. Ecco chi li stampa e con quali macchine. Dieci anni che hanno cambiato il mondo della...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Prima la foto su pellicola stampata su carta chimica. Poi quelle digitali, stampate sempre sulla cara vecchia carta chimica. Ed ora anche la stampa digitale su carta comune. Ed è il boom dei fotolibri. Ecco chi li stampa e con quali macchine.<span id="more-268"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dieci anni che hanno cambiato il mondo della fotografia e delle stampe fotografiche. Dalle macchine analogiche con i loro rullini fatti di triacetato di celluloide (o poliestere) e alogenuro d’argento alle fotocamere digitali il passo è stato veloce. Molto veloce. La pellicola è ormai una nicchia, anche se non è del tutto scomparsa. E le fotografie risiedono su hard disk e schede di memoria. L’avvento del digitale non ha però dissuaso i consumatori dallo stampare i loro scatti per poter toccare con mano e inserire nelle cornici i loro scatti. Alcuni usano stampanti domestiche, che però sono antieconomiche. Altri portano i loro supporti di memoria nella bottega sotto casa o al centro commerciale, che le stampano immediatamente o inviano i file ai fotolaboratori specializzati. I più evoluti ricorrono ai numerosi siti Web che permettono di ricevere le stampe a casa. Le stampe vengono fatte su carta chimica, quando è necessaria la qualità fotografica tradizionale. Ma anche su carta normale, grazie alle nuove macchine digitali che permettono di stampare fotolibri (o il sinonimo fotoalbum)  impaginati direttamente dai consumatori, oppure di ottenere gadget che spaziano dalla maglietta alle tazzine decorati con le loro foto.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo speciale ci occupiamo proprio del comparto delle foto stampate su carta comune e su tutti gli altri supporti diversi dalla carta chimica. E ovviamente delle macchine che consentono di farlo. Vediamo, per cominciare, alcuni stampatori che offrono questo servizio in modo da capire con che logica operano. Poi sentiremo il parere di qualche costruttore di hardware. Infine, in queste pagine, troverete i riquadri con le peculiarità di alcune macchine da stampa per fotolibri su carta comune e su supporti di ogni genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il precursore</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei precursori della stampa di fotolibri su carta comune è stato sicuramente Photocity (<a href="http://www.photocity.it/">www.photocity.it</a>) con i suoi prodotti della gamma inCartha. Ad oggi è ancora la principale azienda italiana di stampa digitale online di foto, con due stabilimenti di stampa a Napoli e Parma e una sede dedicata unicamente all’assistenza dei clienti. Ha mezzo milione di utenti registrati e, secondo l’azienda, questo numero cresce di 400 iscritti al giorno. Ogni giorno gestisce dai 700 ai 2200 ordini, a seconda della stagione. È un caso interessante, perché non è uno stampatore tradizionale che dall’offset è passato al digitale, ma un’azienda relativamente giovane che è partita stampando foto e fotolibri su carta chimica, affiancandoli successivamente e per prima in Italia con la stampa su carta comune. Un’azienda che stampa quasi 300.000 fotolibri all’anno, che ha chiuso il 2011 con un fatturato di 8 milioni di euro (con 36 dipendenti) crescendo del 30% rispetto all’anno precedente e che ha una software house interna con nove ingegneri costantemente all’opera su nuovi software e sistemi.  E un ditta fedele in tutto e per tutto a Xerox, visto che ha una Xerox iGen4 XXL con toner matt, due Xerox Color Press 1000 (una standard e una con il quinto colore), tutte con Freeflow Print Server, una Xerox 700, una Xerox Nuvera 144 b/n e una DocuColor 7200. «Riusciamo a crescere in un mercato difficile &#8211; ci spiega l’amministratore delegato Bruno Corbino &#8211; perché abbiamo sempre fatto innovazione. Nel 2000 siamo stati i primi in Europa, e forse al mondo, a proporre i fotolibri da creare online impiegando carta fotografia. Sei anni fa li abbiamo affiancati con i fotolibri stampati su carta comune ed è stato subito un successo enorme perché, contro tutte le aspettative, abbiamo notato che il consumatore ama anche prodotti di questo genere, visto che hanno costi ridotti e una qualità comunque ottima. Quattro anni fa abbiamo lanciato il primo fotolibro con copertina cartonata completamente personalizzabile. Ed è stata una versa sfida perché non potevamo permetterci di sbagliare una copia unica».</p>
<p style="text-align: justify;">Una sfida vinta anche grazie a Xerox che ha creduto a Corbino anche in tempi pionieristici. «Avevamo contattato anche HP &#8211; sottolinea Corbino &#8211; ma a quell’epoca si sono limitati da dire che eravamo pazzi a voler stampare copie uniche, che non lo faceva nessuno al mondo. Xerox invece ha capito subito che c’erano opportunità concrete in questa direzione e li abbiamo scelti nonostante le loro macchine non avessero la qualità di quelle di HP, allora. Ora questo divario è stato colmato e la qualità di una iGen4 con il nuovo toner è incredibile. L’incarnato ha una resa eccezionale e con questo ultimo toner, da prove comparative che ho personalmente fatto, non si riesce a vedere la differenza tra una stampa fatta su una HP a sei colori e su una iGen4 a quattro colori. Trovo ottime anche le Xerox Color Press 1000, che hanno una qualità molto gradita a un pubblico che preferisce stampe più lucide e non un po’ opache come quelle amate dal tipografo. Ottima anche la qualità satinata della Xerox 700 che abbiamo installato nello stabilimento di Parma per i libri autore. Le macchine in bianco e nero le usiamo per la stampa dei libri. Noi siamo infatti anche casa editrice. Abbiamo 1350 autori e pubblichiamo tre libri al giorni». Bruno Corbino guarda già al futuro. La nuova sfida? «Fare in modo che i nostri clienti possano stampare la copia unica di un libro di tre o quattrocento pagine a colori con copertina rigida nella più totale libertà di formato. Una delle cose più complesse che  si possano immaginare, tipograficamente parlando. Tra breve ci arriveremo».</p>
<p style="text-align: justify;">Il fotolaboratorio</p>
<p style="text-align: justify;">Se Photocity è una società nata per la stampa online di foto, Photorec (<a href="http://www.photorec.it/">www.photorec.it</a>) è un esempio da manuale di un grande fotolaboratorio nato per la stampa di foto tradizionali (da pellicola) su carta chimica inviate dalla sua rete di negozianti che ha saputo convertirsi al digitale e che oggi fornisce anche fotolibri e stampe su altri supporti e gadget grazie a due macchine da stampa HP Indigo 5500 per i fotolibri e di una Fujifilm Acuity HD 2545W per stampare le foto dei clienti su ogni tipo di supporto. «Abbiamo introdotto il digitale con plotter &#8211; spiega Giangiacomo Prunotto, che oggi come allora è il responsabile per la ricerca e lo sviluppo in Photorec &#8211; per stampare essenzialmente su tela e sulle magliette, per quadri e gadget, mentre con le macchine da stampa HP Indigo 5500 produciamo i fotolibri. Abbiamo poi scelto la Fujifilm Acuity HD 2545W per ampliare la nostra offerta con una macchina capace di stampare su una vasta quantità di materiale con una resa pari al fotografico. Prima stampavamo foto e le incollavamo sui pannelli: oggi stampiamo direttamente su ogni sorta di materiale e siamo in grado di gestire bene il fuori formato, cosa impossibile con le stampe foto. Per i fotoalbum siamo estremante contenti della qualità di stampa delle HP Indigo che abbiamo e della loro flessibilità e velocità». Un’altra scuola di pensiero, insomma. Ma in effetti oggi sono tantissimi gli stampatori che hanno scelto le Indigo per la stampa dei fotolibri, macchine dalla qualità indiscutibile anche quando si tratta di stampare fotografie.</p>
<p style="text-align: justify;">Da fotografo a stampatore digitale</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro caso interessante è quello di Flt Foto (<a href="http://www.fltfoto.it/">www.fltfoto.it</a>), azienda fondata nel 1952 Luigi Tagliabue, un fotografo con un piccolo laboratorio per lo sviluppo e la stampa della fotografia bianco e nero. «Negli anni 60 &#8211; ci spiega Andrea Tagliabue, attualmente alla guida dell’azienda &#8211; siamo cresciuti fino a diventare un’industria specializzata nel  trattamento della fotografia a colori. Con l’avvento dell’era della fotografia digitale abbiamo modificato la nostra strategia per adattarci alla nuova realtà che abbiamo capito immediatamente rappresentasse il futuro. Alla stampa di file digitali su carta fotografica tradizionale, abbiamo ben presto affiancato prodotti come fotolibri, fotocalendari e altri prodotti simili, in grado di generare nei consumatori nuovi motivazioni per stampare». A testimoniare come l’azienda si sia mossa tempestivamente è l’anno di apertura del sito per la stampa online di foto (www.sviluppofoto.net): 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la stampa Flt Foto ha scelto il sistema Kodak Nexpress Photo, sufficientemente flessibile per poter produrre libri fotografici con copertine rigide e flessibili, calendari, biglietti da visita, stampe in formato 4&#215;6 (10&#215;15 cm) e diversi altri prodotti fotografici, con stampa a rilievo e finitura lucida od opaca. Un acquisto recente che non ha introdotto nessun problema in azienda. «Avendo mantenuto inalterato il flusso di gestione degli ordini rispetto alla lavora di sviluppo e stampa delle pellicole . afferma Tagliabue &#8211; abbiamo dovuto solo operare una formazione del personale all’uso delle nuove tecnologie di stampa e finitura tipiche della tipografia. Per quanto riguarda i punti di forza di questa soluzione, sono sicuramente rappresentati dall’ottima qualità di stampa, dall’elevata produttività e dalla ripetitività nel tempo dei risultati». Il confezionamento dei fotoalbum avviene internamente con sistemi sviluppati ad hoc e un flusso adatto a gestire un grande volume di piccoli ordini. Su questi due aspetti Tagliabue preferisce non soffermarsi oltre, essendo un po’ il valore aggiunto della sua attività rispetto ad altri laboratori che si sono attrezzati con sistemi di stampa analoghi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’outsider</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a ora abbiamo visto aziende che di mestiere fanno principalmente la stampa di foto. Ora diamo un’occhiata a un “outsider”, un’impresa che va forte nella stampa di altri prodotti ma che si è dotata di macchine adatte anche per la stampa di fotoalbum nonostante non ne faccia l’attività principale come Photocity, Photorec o Flt. Stiamo parlando del Centro Stampa Digitalprint, di Rimini (<a href="http://www.digitalprintrimini.com/">www.digitalprintrimini.com</a>), che ha un parco macchine composto da due HP Indigo 7500 e da una Indigo 5500. Fondata nel 1987 da Sergio Protti e oggi diretta dal figlio Quinto, a partire dal 1999 ha introdotto un nuovo modello di business, rafforzato con decisione negli ultimi quattro anni, basato sulla integrazione e convivenza della stampa digitale con quella offset. Ha 23 dipendenti e un fatturato di 4,5 milioni di euro. «Il nostro core business è la stampa digitale a colori con tecnologia HP Indigo» spiega Quindi Protti. «Ruolo strategico è rivestito da ulteriori due unità produttive: la stampa digitale in bianco e nero e la stampa offset. Le tre unità di business vengono sfruttate in combinazione per produrre principalmente cataloghi, manuali tecnici multilingua, libri, brochure e altri articoli commerciali. Ci preme però sottolineare che non sarebbe corretto considerarci dei player nel mercato specifico del fotoalbum e fotobook. In effetti, operiamo da un paio di anni in sinergia con i nostri clienti del segmento “studi grafici e fotografici”, mettendo a loro disposizione i nostri servizi di prestampa, stampa digitale a colori e confezione per la produzione di album matrimoniali e ricordi di viaggio». Per fotoalbum e fotobook la società di Rimini usa le due Indigo 7500, entrambe configurate con cinque colori più il bianco. Le problematiche che Digital Print ha dovuto affrontare sono legate essenzialmente alla tipologia del lavoro. «Sono tirature micro (1-2 copie), diverse una dall’altra che, se gestite in maniera artigianale, avrebbero un costo superiore al prezzo per cui il cliente è disposto a ordinare il suo fotoalbum» dice Quinto Protti. «Ricevevamo impaginati “grezzi”, vale a dire composti da immagini jpeg corrispondenti a pagine affiancate in foliazione e formati vari. E questo si ripeteva per ogni studio fotografico. Siamo corsi ai ripari costruendo un flusso di lavoro che automatizza i processi dal monitoraggio delle cartelle di download dei file in Ftp alla giusta sequenza delle pagine, fino alla marcatura degli album per singolo fotolaboratorio e montaggio per HP Indigo. In ultimo abbiamo installato un’attrezzatura di finitura per la brossura a colla poliuretanica (PUR)».</p>
<p style="text-align: justify;">Fotolibri secondo Indigo</p>
<p style="text-align: justify;">Se queste sono alcune storie di stampatori, vediamo ora quello che ci raccontano i produttori di macchine per cercare di capire com’è il mercato a quali sono i modelli consigliati per la stampa di fotoalbum e fotolibri. Cominciamo da HP e dalle percezioni di Gabriella Moretti, Marketing Manager Digital Production Press di Hp Italia, sul mercato dei fotoalbum sia con ordini online sia tradizionale. «Il settore fotografico &#8211; sottolinea &#8211;  è quello che più si avvale di sistemi di ordinazione basati su Web, ma i volumi di fotoalbum stampati in Italia sono inferiori rispetto a quelli di altri Paesi Europei, ed era così anche con lo sviluppo dei rullini fotografici». Passiamo ai prodotti di HP per il settore fotografico, che sono essenzialmente le Indigo 5500 e 7500, per quanto riguarda le macchine a foglio, e le HP Indigo WS6000p e W7000 a bobina (stampante di elevata produzione per grandi volumi) per quanto riguarda i sistemi a bobina. «I principali punti di forza di queste macchine sono sicuramente rappresentati  dalla qualità di tipo fotografico» afferma Gabriella Moretti. »Le nostre macchine utilizzano infatti anche inchiostri fotografici light ciano e light magenta e inchiostro bianco. I primi due inchiostri consentono di avere risultati sorprendenti soprattutto in immagini che ritraggono persone in quanto migliorano i tratti della pelle, mentre con l’inchiostro bianco è possibile stampare su molte carte colorate tra le quali quelle nere. L’abbinamento inchiostro bianco e carte colorate consente di ottenere stampati di pregio soprattutto in applicazioni quali la stampa di copertine di libri fotografici e album matrimoniali. Tra le innumerevoli carte stampabili con le nostre macchine ci sono carte di tipo fotografico che fanno dei libri stampati con macchine Indigo dei veri album fotografici. Le stampe prodotte con le nostre macchine possono essere trattate con verniciature UV,  plastificate  e confezionate immediatamente senza dover attendere che gli inchiostri e la carte si asciughino».</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di Kodak</p>
<p style="text-align: justify;">«Il settore dei foto libri è in forte crescita anche in Italia» dice  Alfredo Lorenzini, Marketing Manager Commercial &amp; Consumer Italy &amp; Iberia di Kodak. Partiamo però da valori molto più bassi rispetto ad altri mercati. «Nell&#8217;ambito della stampa fotografica è sicuramente il segmento più attivo e dinamico e Kodak offre soluzioni a tutto tondo per la produzione di foto libri sia on site, nei punti vendita che offrono prodotti/servizi fotografici, sia per realtà più industriali &#8211; tra cui i fotolaboratori e gli stampatori arti grafiche adeguatamente attrezzati &#8211; per la raccolta della domanda di foto libri da siti on line o da punti vendita che non dispongono di soluzioni autonome». Kodak ha sostanzialmente due sistemi adatti per questo comparto: Nexpress Photo e la macchina Kodak Prosper 5000XL a bobina. «Il primo &#8211; prosegue Lorenzini &#8211; è il sistema che Kodak ha messo a punto appositamente per la stampa fotografica. Basato su tecnologia elettrofotografica, offre una produzione mensile di oltre 4.000.000 pagine e consente l’utilizzo di oltre 700 diversi supporti, che vanno da quelli standard offset a quelli sintetici, magnetici, metallizzati, telati, fotografici e per usi speciali. Con i fogli più lunghi, i diversi modelli stampano alla velocità di 91, 109 o 131 pagine al minuto».</p>
<p style="text-align: justify;">Prosper, infine, è in grado di stampare a colori libri fotografici con una qualità elevatissima. «La qualità di Prosper &#8211; conclude Lorenzini &#8211; è dovuta alla tecnologia Stream Inkjet, che si contrappone alle tecniche inkjet drop-on-demand proposte da altri produttori. Il principio Kodak si basa su un flusso continuo di inchiostro rilasciato da ciascun ugello. Tutto questo avviene alla frequenza di 400 kHz (400.000 volte al secondo) per ugello sull’intera larghezza della testa di stampa, che risulta più affidabile».</p>
<p style="text-align: justify;">L’apporto di Xerox</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo a Xerox, iniziando dal parere di Sergio Andreani, Graphic Communication Director di Xerox Italia, sul mercato dei fotoalbum. «Nonostante la riconosciuta crisi del fotografico tradizionale &#8211; afferma &#8211; gli scatti digitali sono in crescita esponenziale, determinando un conseguente aumento a doppio digit anche  della stampa del foto album. Grazie al supporto di Xerox, molti imprenditori dell’area commercial print sono ora in grado di diversificare la loro gamma di servizi proprio entrando in questo mondo. La chiave di volta della nostra offerta è la capacità di poter offrire a qualunque tipologia di imprenditore del settore grafico la possibilità di integrare la foto digitale entro le varie aree tematiche (sport, viaggi e turismo, gastronomia… grazie alla nostra offerta completa che consente ai clienti di focalizzarsi sui loro veri obiettivi di business». In casa Xerox le esigenze entry level sono coperte dalla Xerox 700i Digital Color Press. «Questa macchina &#8211; sostiene Andreani &#8211; consente ad un professionista, con un investimento adeguato, di entrare nel mercato della stampa digitale garantendosi anche finiture di base in linea. Pur essendo un modello entry level, assicura la qualità adatta alla realizzazione di un foto album così come richiesta da questa tipologia di utenti». Le Xerox Color 800/1000 Press, sempre secondo i manager di Xerox, sono invece le macchine più flessibili e produttive per aggredire il mercato del photo-publishing, grazie in particolare all’investimento contenuto e alla versatilità nell’ottenimento del prodotto finito, particolarmente evidente quando si decide di utilizzare l’opzione del quinto colore, l’inchiostro trasparente, per l’evidenziazione selettiva di aree dell’immagine. « Xerox iGen4 EXP &#8211; conclude Andreani &#8211; si inserisce invece quale abilitatore di nuove opportunità di business grazie a possibilità quali: formato 66,6 x 36,4 cm; scelta, in alternativa, di 2 toner (lucido o opaco); capacità di personalizzazione emotiva ad alta produttività; integrazione con tutti i principali fornitori di finitura professionale in questa tipologia di mercato».</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Canon è della partita</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Canon sta guardando con attenzione questo mercato. «In accordo con le proiezioni di Future Source &#8211; ci spiega Marco Antonio Dusi, Service Marketing Manager di Canon Italia &#8211; il mercato del fotoalbum consumer è in continua crescita, con incrementi percentuali a doppia cifra anno su anno. in particolare per il mercato Italiano del 2011 è stata stimata una produzione di circa 1,2 milioni di euro. Le dinamiche italiane sono decisamente differenti rispetto alla media Europea. Quest’ultima esprime un 70% di fotolibri creati in autonomia dal consumatore via web, spediti direttamente via posta tradizionale al domicilio del consumatore. Il rimanente 30% è composto da utenti, magari meno esperti che lo creano e lo ritirano direttamente nel punto vendita. Quest’ultima percentuale in Italia sale oltre al 50%, indice chiaro che il consumatore Italiano preferisce chiedere un aiuto, o non è incline ad inserire i dati della sua carta di credito in rete, scegliendo quindi il pagamento ed il relativo ritiro presso il punto vendita. Analizzando le dinamiche dei paesi appartenenti ai BIG4 emerge ad esempio che il consumatore tedesco è un utente che stampa pochissimo. Di contro gli stampatori di fotoalbum tedeschi sono fortissimi, pensate che a loro regaliamo quasi il 30% dei volumi di stampa del nostro mercato dei fotoalbum. Un altro fattore che emerge è quello relativo ai maggiori retail, che hanno contratti internazionali e per scelta della loro casa madre sono obbligati a stampare all’estero. In conclusione riteniamo che gli stampatori Italiani abbiano ampi margini di miglioramento e grandi opportunità di crescita per catturare nuovi volumi. Questo è uno dei principali obiettivi di Canon che grazie al suo network Photolab, si propone di riprendere parte di questi volumi, offrendo un servizio di qualità al consumatore Italiano».</p>
<p style="text-align: justify;">I sistemi di stampa adatti per fotolibri e fotoalbum di Canon sono essenzialmente imagePRESS C7010VP e imagePRESS C6010VP. «Queste due soluzioni appartengono alla stessa famiglia di prodotto» prosegue Marco Antonio Dusi. «imagePRESS è stata la prima tecnologia disponibile sul mercato ad offrire caratteristiche uniche, come la produttività costante al variare della grammatura, o un processo di fissaggio a ridotta temperatura rispetto ai precedenti modelli permettendo così ottima qualità fotografica ideale per queste applicazioni. Inoltre la particolare composizione del nostro Vivid Toner permette processi di finitura on-line e off-line come la nobilitazione dello stampato lucido e opaco che altri produttori non riescono a certificare. In Italia abbiamo circa 250 installazioni attive di prodotti imagePRESS di produzione, che vengono utilizzate per le più differenti applicazioni comprese quella del fotoalbum».</p>
<p style="text-align: justify;">Le proposte di Konica Minolta</p>
<p style="text-align: justify;">Un buon mercato anche per Massimo Mirarchi, High Volume Color National Business Manager di Konica Minolta Business Solutions Italia: «Sono ormai alcuni anni che la stampa digitale è diventata protagonista nel mondo  fotografico. E lo         sarà sempre di più. La nuova gamma High Crome nasce proprio in quest’ottica e con  l’obbiettivo   di fornire al mercato fotografico un prodotto specifico per questo settore e a costi contenuti. Unito ai flussi di lavoro ad ai software ad-hoc che Konica Minolta oggi è in grado di proporre, ci poniamo come nuovo riferimento qualitativo in questo mercato sempre più in espansione, sia a livello nazionale che europeo».</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i prodotti di Konica Minolta adatti per questo mercato, Massimo Mirarchi ne cita in particolare due: il sistema di stampa Konica Minolta bizhub PRESS C8000 e bizhub PRESS C70hc. «Konica Minolta bizhub PRESS C8000 &#8211; afferma il manager &#8211; è in assoluto il sistema di stampa che, per il suo altissimo livello qualitativo, unito ad una stabilità cromatica assoluta sulle alte tirature, si pone come punto di riferimento per l’azienda grafica che ricerca qualità ai massimi livelli di mercato, una grande flessibilità di supporti ed una capacità di carichi di lavoro decisamente importante. Per quanto concerne Konica Minolta bizhub PRESS C70hc, è l’unico sistema in quadricromia in grado di stampare lo spazio colore Rgb, grazie ai nuovi Toner High Crome. Il mercato fotografico è la dimensione ideale in cui calare un prodotto di questo tipo, in  quanto è proprio con l’immagine fotografica (nativa RGB) che esprime le altissime potenzialità cromatiche date dai suoi toner speciali».</p>
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		<title>Strategia Sony 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 23:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La strategia dei quattro schermi (personal computer, televisore, smartphone e tablet) per offrire servizi di rete di musica e video sempre più accattivanti. Ecco i pilastri su cui si basa il futuro di Sony. E i nuovi prodotti che vedremo sugli scaffali nel 2012. I prodotti, la strategia, la convergenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La strategia dei quattro schermi (personal computer, televisore, smartphone e tablet) per offrire servizi di rete di musica e video sempre più accattivanti. Ecco i pilastri su cui si basa il futuro di Sony. E i nuovi prodotti che vedremo sugli scaffali nel 2012.<span id="more-211"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I prodotti, la strategia, la convergenza tra i quattro schermi che Sony propone (computer, tablet, smartphone e televisori), le iniziative sul punto vendita. Ecco in queste pagine alcuni dei prodotti più significativi di Sony e il filo rosso che li unisce con l’obiettivo di trasformarli in un’esperienza che combina hardware e contenuti come solo un colosso che padroneggia sia le tecnologie innovative sia etichette musicali può fare. Per capire meglio il “Sony pensiero”, oltre che i singoli prodotti di cui parliamo nei riquadri che abbiamo loro dedicato, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Salvatore Paparelli, managing director di Sony Italia. Cominciamo cercando di tratteggiare la strategia dell’azienda nel nostro Paese in questo momento di mercato non certo facile. «L’adattamento delle strategie globali di Sony per il mercato italiano &#8211; spiega Paparelli &#8211; prevede, sin dall’anno scorso, un’attenzione molto forte sulle previsioni di vendita sul mercato. La situazione attuale, sia a livello europeo sia a livello italiano, impone una grande serietà operativa da parte degli operatori. Che per Sony si traduce anche nella partnership professionale con i nostri clienti, che vanno dai rivenditori tradizionali a quelli online, per elaborare previsioni che consentano una corretta ed etica adattabilità alla fluttuazione del mercato». Salvatore Paparelli cita il caso emblematico dei televisori, che storicamente hanno rappresentato un mercato di poco più di 4,5 milioni di pezzi sino al 2008, con un picco di mercato di 7,5 milioni di pezzi nel 2010 dovuto allo switch-off e a molte innovazioni tecnologiche nei tv. Nel 2013 tutto fa pensare che si tornerà alla penetrazione precedente al 2009. «Sono trend molto spesso prevedibili &#8211; aggiunge Salvatore Paparelli &#8211; ma, nonostante questo, in molti casi quest’anno non sono stati seguiti con accademica precisione e questo ha portato notevoli scompensi sul mercato, soprattutto da parte della distribuzione, che si è trovata a dover fronteggiare un’industria un po’ troppo aggressiva sulle quantità da vendere. Il rapporto volumi/prezzi è stato per decenni nella norma industriale: un fatturato generato proporzionale alla quantità venduta. Negli ultimi anni c’è stata una distorsione, con una crescita del volume inversamente proporzionale a quella del fatturato. Quando i volumi torneranno normali, mi riferisco ancora al caso dei televisori, saranno inevitabili scompensi nei conti economici delle aziende che hanno ceduto a questa logica.  Ed è proprio per questo che Sony si impegna ad affinare sempre di più le previsioni di vendita e di operare in maniera corretta con la distribuzione, in modo da mantenere il rapporto volume/fatturato su livelli normali».</p>
<p style="text-align: justify;">Sony, a livello di strategia globale e locale, continua a mantenere alta la qualità di prodotto perseguendo quello che è il suo obiettivo sin dalla fondazione: rendere più piacevole la vita di tutti noi. «E questo lo facciamo &#8211; dice Paparelli &#8211; sviluppando e producendo prodotti innovativi, caratterizzati da elevati livelli di design, ergonomia e innovazione tecnologica. Ne è un esempio il nostro attuale impegno nel riunire i “quattro schermi” nei quali siamo presenti con prodotti all’avanguardia  (telefonini, tv, tablet e computer) in un’unica piattaforma su cui offrire i servizi di rete di musica e video (Sony Entertainment Network, con i servizi Video Unlimited e Music Unlimited, ndr). Lo possiamo fare perché siamo gli unici sul mercato a possedere hardware e software e a poter offrire una piattaforma con una vastità impressionante di video e brani musicali &#8211; non solo Sony. Oltre a questo, abbiamo altri servizi esclusivi tra cui l&#8217;accordo con Rai.tv per poter offrire sui nostri televisori lo streaming di una vasta selezione del  palinsesto diffuso in televisione nei giorni precedenti. Così in cucina, e cito la cucina perché virtualmente tutta la nostra gamma di televisori, anche quelli da 22”, sono pronti per navigare in Internet, si potrà vedere la puntata della serie televisiva che non si è riusciti a vedere in diretta la sera prima».</p>
<p style="text-align: justify;">Sony è sempre stata un’azienda che, nel complesso, è  riuscita a guardare oltre il breve periodo. «Siamo in effetti costantemente attenti agli sviluppi futuri delle tecnologie» afferma Salvatore Paparelli. «Posso fare un esempio tra tanti: la joint venture Sony-Ericsson di parecchi anni fa, che ci ha permesso di affinare oggi la nostra capacità di mettere a punto smartphone innovativi, che sono un tassello fondamentale della nostra attuale strategia dei quattro schermi». È tra l’altro recente l’annuncio dell’acquisizione da parte di Sony del 50% rimanente delle quote della Sony-Ericsson, che ora è totalmente di proprietà del colosso giapponese. Così come è recente l’annuncio dell’acquisizione dei diritti di Emi, mentre è di anni fa (altro esempio di guardare avanti) l’acquisto della Columbia Pictures, altro tassello del network di contenuti di Sony.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La formazione sul punto vendita</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo ora a parlare di formazione. Da sempre, Sony pone grande attenzione alla formazione degli addetti dei punti vendita, poiché è fondamentale che essi conoscano non solo gli aspetti tecnici relativi ai prodotti (che sono comunque importanti per poter illustrare la tecnologia e per poter fare confronti con altri prodotti), ma soprattutto i vantaggi per i clienti finali. «Per spiegare il prodotto di elettronica &#8211; afferma Emanuela Marmiroli, Training Manager di Sony &#8211; è importante avere un punto di partenza, che deve essere il cliente, le sue esigenze, l’ambiente nel quale userà il prodotto, le sue aspirazioni e desideri. Nelle nostre sessioni di formazione cerchiamo sempre di stimolare ad individuare questi elementi e analizzare bene le aspettative del cliente per poter proporre il prodotto giusto,  utilizzando il linguaggio adeguato».</p>
<p style="text-align: justify;">Un linguaggio troppo tecnico può “spaventare” un cliente poco esperto, così come un linguaggio troppo semplice può demotivare un cliente ben informato e appassionato di tecnologia. «I veri  appassionati non sono sicuramente la maggioranza dei consumatori italiani &#8211; prosegue  Marmiroli &#8211; ma sono clienti disposti a investire se motivati con i giusti argomenti. Per un appassionato di tecnologia anche il momento dell’acquisto è gratificante, se può discutere con persone competenti e ben formate. Per Sony è importante creare degli eventi formativi tenuti da personale esperto, per rispondere puntualmente a ogni domanda. In questi momenti di incontro si fanno &#8220;vivere&#8221; i principali prodotti con connessioni a Internet, collegamenti fra prodotti e prove pratiche, per stimolare i rivenditori, non solo a spiegare  il prodotto, ma a dimostrarlo: a volte mostrare la semplicità di accesso a internet con la semplice pressione di un tasto del telecomando del televisore vale più di mille parole».</p>
<p><strong> I Tablet della differenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra i nuovi prodotti nei quali emerge di più la filosofia di Sony volta a integrare hardware e contenuti online, che spaziano dai video alla musica, ci sono sicuramente i <strong>Sony Tablet S </strong>e <strong>Sony Tablet P</strong>. Il primo, con uno schermo da 9,4 pollici è stato ottimizzato per i contenuti multimediali,  mentre il modello P, con i suoi due schermi da 5,5 pollici, è stato pensato per la comunicazione e l’intrattenimento mobile. In questo modello i due schermi possono essere utilizzati insieme come un ampio display, ad esempio per navigare in Internet o per visualizzare foto, oppure impiegati separatamente per guardare video su uno schermo e digitare comandi sull&#8217;altro, o controllare le email in uno e utilizzare l&#8217;altro come tastiera. Attraverso i servizi di Music Unlimited e Video Unlimited di Sony (nuovo brand dei servizi della piattaforma prima denominata Qriocity, come vediamo nell’apposito riquadro in queste pagine)  si può accedere in qualsiasi momento a video e musica, mentre con la PlayStation Suite è  possibile giocare con i nuovi titoli per la console di Sony direttamente sui due tablet. Li si può infine usare come e-book reader. Il modello S ha memoria interna di 1 GB, espandibile a 32 GB, processore Nvidia Tegra 2 da 1 GHz, telecomando a infrarossi, Wi-Fi e 3G opzionale. Stessa memoria e processore per il modello P, espandibile a 4 GB tramite scheda di memoria, ma integra di serie oltre al Wi-Fi anche la connettività 3G. Entrambi girano con il sistema operativo Android 3.2.</p>
<p><strong>Tre fotocamere digitali da record</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono tre le nuove fotocamere digitali di Sony che vale la pena di citare in queste pagine. La <strong>Sony Alpha NEX-5N,</strong> con sensore da 16,3 megapixel e una risposta di scatto di soli 0,02 secondi. L’altrettanto veloce <strong>Sony Alpha NEX-7</strong>, compatta con obiettivo intercambiabile e sensore da 24,3 megapixel. E la <strong>Alpha NEX-C3</strong>, che Sony definisce come la fotocamera di questa classe più piccola e leggera al mondo (al momento del lancio). Vediamole brevemente, cominciando dalla Alpha NEX-5N, che oltre ad avere una risposta allo scatto invidiabile (soltanto 0,02 secondi) è dotata di un autofocus molto rapido e reattivo e può girare anche filmati ad alta definizione. Dotata di sensore Cmos Exmor Aps Hd da 16,1 megapixel effettivi, integra il nuovo processore Bionz che consente di arrivare a una sensibilità di 25600 Iso. Il corpo, spesso 23,3 millimetri, è in magnesio.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo alla NEX-7, all-in-one con sensore Cmos Exmor Aps Hd da 24,3 megapixel effettivi. Anche in questo caso la risposta di scatto è di 0,02 secondi e l’autofocus è velocissimo. Pesa soltanto 291 grammi (senza obiettivo) e il corpo in lega di magnesio resiste bene agli urti. Il processore Bionz assicura un limitato livello di rumore digitale anche scattando con Iso elevati (fino a 16.000). Al mirino Tru-Finder Oled Xga si accompagna un monitor Lcd Xtra Fine da tre pollici, inclinabile di 90° verso l&#8217;alto e di 45° verso il basso per agevolare le inquadrature da qualsiasi posizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo infine con leggerissima NEX-C3, la compatta con obiettivi intercambiabili più piccola e leggera al mondo (al momento del lancio). Ha sensore Cmos Exmor Aps Hd da 16,2 megapixel effettivi e una nuova interfaccia intuitiva per regolare in modo semplicissimo le impostazioni. L’accattivante design, disponibile in due colori, abbina la robustezza del telaio in metallo a una linea affusolata che facilita l&#8217;impugnatura. Le ridotte dimensioni dei circuiti principali hanno permesso di limitare il peso del corpo macchina a soli 225 grammi, quasi il 6% in meno rispetto al precedente modello NEX-3. Ma non è soltanto la leggerezza a migliorare: la NEX-C3 supera la prima versione anche in termini di qualità d&#8217;immagine, funzioni e praticità.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante anche la nuova funzione Effetti Artistici,  che permette di conferire più originalità alle immagini nel momento stesso in cui vengono scattate o riprese, saltando del tutto la fase di post-editing. Questa funzione offre numerose opzioni, tra cui Colore Parziale, Foto Retro, Colore, Monocromatico ad alto contrasto, Posterizzazione, High-key e Toy Camera. C&#8217;e poi l&#8217;effetto SoftSkin che nei ritratti elimina rughe e imperfezioni della pelle.</p>
<p><strong>Sempre più connessi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si chiama <strong>Muzu.tv</strong> ed è un sito interamente dedicato ai migliori video musicali prodotti da artisti di fama internazionale, che potranno essere visti su tutti i  sistemi di home entertainment di Sony con connessione a Internet: televisori <strong>BRAVIA</strong>, lettori <strong>Blu-ray disc</strong> e  sistemi di home theatre di Sony con Blu-ray. Più di 80 mila video musicali disponibili attraverso la piattaforma Sony Entertainment Network. Oltre a pubblicare le hit del momento, firmate dai protagonisti della scena musicale come Katy Perry, Kings of Leon e Beyoncé, Muzu.tv propone anche migliaia di artisti indipendenti, concerti classici live, successi del passato e tutte le ultime news e interviste. È stato il primo sito al mondo espressamente dedicato ai video musicali. Dopo il lancio nel 2008, è diventato uno dei principali fornitori di video musicali online, arrivando a includere contenuti editi dalle quattro grandi major e da migliaia di etichette indipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sito che è raggiungibile ora da tutti i televisori BRAVIA. Quelli della nuova gamma sono già pronti per connettersi a Internet con tutte le funzionalità, mentre per quelli meno recenti basterà collegarli alla rete mediante cavo o Wi-Fi per fare in modo che si aggiorni il firmware. Sulla gamma 2011, basta premere un tasto del telecomando per avviare automaticamente l’upgrade, che consente tra l’altro di usare Skype per fare telefonate e videochiamate gratuite su Internet anche continuando a guardare i programmi preferiti. Inoltre sarà possibile gestire il televisore e navigare sul Web con la funzione <em>Media Remote</em> da uno smartphone, oppure con la funzione <em>Remote Keyboard </em>da un notebook Vaio.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra musica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se tablet, televisori e fotocamere innovative possono essere uno spunto interessante per regali  più impegnativi, un buon paio di cuffie o una docking station per ascoltare la musica contenuta in un dispositivo mobile sono idee regalo che possono dare comunque molta soddisfazione. E in questo campo l’offerta di Sony, che in questi due comparti è leader di mercato, comprende alcune novità particolarmente interessanti. Come ad esempio, pescando nella gamma di cuffie per l’ascolto di musica ai massimi livelli audio, le cuffie <strong>MDR-ZX300</strong>. Sono del tipo a padiglione chiuso, per ridurre al minimo la dispersione e per lasciarsi trascinare dalla musica senza disturbare gli altri in metro, in treno o all’aria aperta. Il top di gamma è la <strong>MDR-ZX700</strong>, con nuovi driver da 50 mm, padiglioni a isolamento del rumore e imbottiture in poliuretano che alleviano la pressione sulle orecchie, a tutto vantaggio del comfort.</p>
<p style="text-align: justify;">Siete del parere che la musica vada condivisa e non ascoltata in cuffie? La novità è rappresentata dai nuovi diffusori per smartphone (anche per iPhone e iPod) con audio a 360° e streaming musicale wireless via Bluetooth. Siglati<strong> SRS-BTV25</strong>, sono dotati di una tecnologia che si chiama <strong>360 Circle Sound</strong>, concepita per favorire una distribuzione equilibrata dei suoni in ogni punto della stanza. Interessante la connessione senza fili: basta essere nella stanza in cui e collegato il diffusore, stabilire la connessione con il dispositivo Bluetooth e… ascoltare la musica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una porta di ingresso audio  consente di collegare anche i lettori sprovvisti di Bluetooth tramite mini-jack. È anche possibile ascoltare musica e contemporaneamente ricaricare lo smartphone o l&#8217;iPhone collegato, grazie alla porta di ricarica Usb.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p><strong>Musica e video senza limiti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio era<strong> </strong>Qriocity, ora Sony Entertainment Network: è la piattaforma di servizi di rete di Sony,  accessibile da un unico account. <em>Video On Demand powered by Qriocity</em> si chiama ora <strong>Video Unlimited</strong>, mentre <em>Music Unlimited powered by Qriocity</em> è diventato <strong>Music Unlimited</strong>. Entrambi i servizi, già disponibili in Italia, mettono a disposizione musica e video sui prodotti Sony in grado di connettersi alla rete, dai tablet ai televisori BRAVIA, dai lettori e sistemi Home Theatre con Blu-ray ai notebook VAIO (e di altri brand), oltre ovviamente agli smartphone. Video Unlimited offre oggi un ampio catalogo di blockbuster e dei classici più amati, oltre ad anteprime e trailer gratuiti, in definizione standard o in alta definizione. Music Unlimited rappresenta, invece, un modo semplice e immediato per ascoltare la propria musica preferita. Vanta un catalogo di oltre dieci milioni di brani di rockstar o di artisti indipendenti, nessuna pubblicità o interruzione, decine di canali predefiniti e sincronizzazione della propria raccolta personale. Il servizio Music Unlimited è installato come applicazione nativa sui Sony Tablet. Il costo dell&#8217;abbonamento Base è di  3,99 euro al mese, mentre quello dell&#8217;abbonamento Premium è di  9,99 euro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
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		<title>Smart tv: nuove visioni</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 20:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I televisori diventano Smart e si collegano a Internet. Il risultato? Anche in Italia sta  cambiando il modo di guardare il piccolo schermo. Basta con la schiavitù dei palinsesti. È il momento di guardare quello che si vuole quando si vuole. Ecco come.  Una volta il televisore era come una...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I televisori diventano Smart e si collegano a Internet. Il risultato? Anche in Italia sta  cambiando il modo di guardare il piccolo schermo. Basta con la schiavitù dei palinsesti. È il momento di guardare quello che si vuole quando si vuole. Ecco come.<span id="more-187"></span></p>
<p style="text-align: justify;"> Una volta il televisore era come una lavatrice: un bene semidurevole che aveva un cavo per l’antenna e uno per l’alimentazione. E che serviva a prendere i pochi o tanti canali in bianco e nero, in base alla zona, che arrivavano dall’etere. Poi è arrivato il colore. Grandi dibattiti con familiari, parenti e vicini e poi il grande passo: cambiamolo! Passi lunghi decenni. Man mano i passi sono diventati più corti: gli schermi piatti, il plasma, l’Lcd, i Led, l’alta definizione, il digitale terrestre che ha spinto anche i più resistenti a cambiare tv, il 3D con occhiali, il 3D senza occhiali del prossimo futuro. E i cavi? Altro che due. Oggi un televisore che si rispetti deve avere sul retro, sul fianco e a volte, se il design minimalista lo consente, un trionfo di prese: ottiche, Hdmi, Usb, Mini Scart, A/V, Super e altre di cui la maggior parte di chi ama gustarsi un film spaparanzato sulla poltrona ha sentito parlare poco o niente. Servono per collegare Playstation, computer, videoregistratori, chiavette Usb e sistemi di home cinema al buon caro vecchio tivvu. Il risultato? Troppi cavi, tanta complessità. E il rischio di investire mille euro in un televisore che invecchia dopo un anno anziché dopo cinque o dieci, come una volta. Tanto da scoraggiare anche i più avanzati appassionati di novità tecnologiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bello delle Smart tv</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non tutta la tecnologia viene per nuocere. Oggi che gli schermi piatti ad alta definizione, magari anche 3D, sono una realtà consolidata, si può farne la base di partenza per andare verso la semplificazione. E la convergenza, tanto auspicata, tra computer e tv. Due mondi vicini e distanti. Da una parte il pc con canzoni e film pronti da vedere su uno schermo piccolo e scomodo. Dall’altra il televisore con l’audio bello e potente da home cinema. Bisognava farli “parlare” masterizzando dischi da inserire nel lettore di Dvd, oppure comperarne uno con la chiavetta. Scomodo. E’ il momento degli Smart Tv, i modelli che integrano una connessione Wi-Fi per collegarsi facilmente agli altri dispositivi di casa, dal notebook allo smartphone. E per collegarsi a Internet tramite quelle famose “App” che ora vanno alla grande anche nelle Smart Tv. C’è un App per tutto anche sui Tv, non soltanto sui telefonini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Morte ai palinsesti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo sta aprendo la strada a un grosso cambiamento anche nel modo di usufruire della televisione: la maggior parte degli spettatori è stufa dell’arroganza dei palinsesti. Aspettare il tal giorno e la tal ora per vedere quel film o essere bloccati in casa ogni martedì per la serie televisiva preferita. Che magari viene interrotta senza preavviso per tre mesi per poi riprendere da un giorno all’altro. I più evoluti si arrangiano. Si scaricano un programma peer-to-peer come eMule (<a href="http://www.emule-project.net/">www.emule-project.net</a>), vanno su un sito tanto utile quanto border line come <a href="http://tvu.org.ru/">http://tvu.org.ru</a> e con pochi clic mettono in download intere serie televisive, nella lingua preferita. In lingua originale per vederle subito, in italiano per vederle quando si vuole e come si vuole. Sul computer o sul televisore, magari grazie a uno di quegli hard disk con media player che si trovano a pochi soldi nei negozi. Gratis. Peccato che sia illegale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cubi vecchi e nuovi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa tendenza non è però sfuggita a major, reti e produttori di televisori, che vogliono creare anche per la tv un modello come quello di Apple Store: programmi da scaricare o vedere in streaming “on demand”, a un costo contenuto. Ora che i nuovi televisori hanno sempre più spesso la connessione Wi-Fi integrata e che in tante case l’Adsl senza fili è presente è tutto più facile. Un esempio? La nuova Cubovision Tv di  Telecom Italia, una App che consente di vedere film e programmi video on demand sugli Smart Tv di Samsung. Cubovision TV di Telecom Italia propone, inoltre, servizi informativi sempre aggiornati dedicati alle ultime notizie, al meteo, a contenuti per bambini e ragazzi, a concerti, documentari e a rubriche speciali da consultare sullo schermo per essere sempre al passo con i tempi in ogni momento della giornata. A questo si aggiunge la possibilità di accedere a tante emittenti televisive diffuse tramite Web.  Tra l’altro chi acquista entro la fine di luglio uno Smart Tv di Samsung avrà 60 film da vedere inclusi nel prezzo. E chi non ha un televisore Samsung? Per loro c’è un vero e proprio cubo di plastica, stesso nome dall’App ovviamente, che si connette via cavo al televisore e via Wi-Fi alla rete (world.cubovision.it/cubo). Comprende decoder digitale terrestre, web tv, hard disk da 250 GB per memorizzare i programmi e costa 199 euro (5,5 euro al mese a noleggio). Cubovision consente di accedere a migliaia di contenuti on demand con più di 1500 ore mensili di programmazione e oltre 200 titoli al mese all&#8217;interno di un catalogo di serie TV. E’ sul mercato da tempo, per la verità, ma non ha mai avuto grande successo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sony e gli altri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche Sony ha lanciato alla grande il suo servizio di video on demand, accessibile da tutti i suoi prodotti connessi a Internet, dai televisori Bravia alle PlayStation. Si chiama Video On Demand powered by Qriocity e consente di “noleggiare” film a partire da tre euro per i titoli più vecchi sino a 5 euro per le novità in alta definizione Una volta acquistati, sono visionabili entro 30 giorni dall&#8217;acquisto e possono essere visti quante volte si desidera nelle 48 ore successive all&#8217;inizio della prima visione. Philips ha lanciato l’anno scorso le sue “Net Tv”. Si tratta di una piattaforma aperta di televisori connessi a Internet condivisa con Sharp e e Loewe, mentre Samsung, Sony, Panasonic e Lg hanno scelto piattaforme proprietarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci provano tutti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se i produttori di televisori si stanno dando da fare per proporre video on demand, tanti altri progetti sono in cantiere o arrivati da poco sul mercato. Sky On Demand (www.sky.it), ad esempio, è un nuovo servizio disponibile gratuitamente per tutti gli abbonati della pay tv italiana che hanno il decoder My Sky HD, quello che permette di registrare le trasmissioni. Sul decoder viene automaticamente scaricata una selezione di programmi Sky che comprende  film di successo e programmi di intrattenimento, episodi di serie Tv, documentari, rubriche sportive, programmi per bambini, eventi e concerti. Ogni giorno vengono proposti contenuti nuovi e mediamente sul decoder sono presenti circa 30 ore di programmazione da vedere quando si vuole.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è poi una novità che si possano acquistare e scaricare film e serie televisive tramite iTunes di Apple. Che lo scorso dicembre ha lanciato la sua nuova Apple Tv. Disponibile anche in Italia, anche se non è tra i prodotti della Mela che sembrano aver riscosso più successo. E’ uno scatolotto nero che per 119 euro si può comperare anche nel negozio online di Apple (<a href="http://store.apple.com/it">http://store.apple.com/it</a>). Si collega al televisore e tramite una bella interfaccia permette di noleggiare film, vedere contenuti da YouTube e di collegare il televisore a tutti i dispositivi Apple di casa. I prezzi vanno da tre euro a quattro euro a film, con trenta giorni per vedere i titoli acquistati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalle parti di Google</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brutte notizie invece sul fronte di Google Tv. Se la prima versione della televisione on demand di Google basata su Android è stato poco più di una scatola vuota osteggiata dalla reti americane, dopo l’estate dovrebbe essere rilanciata per supportare anche Android 3.1. Produttori come Samsung e Vizio dovrebbero anche affiancare Sony e Logitech nel proporre gli accessori da collegare al televisore, “set top box” come di dice in gergo, per poter ricevere i programmi on demand.  Niente di concreto per il momento, dunque. Intanto però avanza YouTube che l’anno scorso aveva lanciato un test sul mercato americano per noleggiare film. Appena cinque titoli online, offerti a 4 dollari. Bene: in dieci giorni l’incasso è stato di oltre 10 mila dollari. Un bruscolino per l’azienda, che tra l’altro è anch’essa di proprietà di Google, ma abbastanza da indurla a fare sul serio. Tanto da lavorarci sopra per più di un anno e da annunciare oggi seimila titoli, disponibili per il momento soltanto per chi ha un account registrato negli Stati Uniti. In questo caso i prezzi dei film sono di tre o quattro dollari, a seconda che siano novità o meno. Ma molti contenuti saranno disponibili gratuitamente, ma inframezzati da pubblicità. Come la televisione tradizionale, ne più ne meno. Anche per questo attendiamo che ai confini dell’Impero, l’Italia, qualcosa si muove.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’offerta consolidata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono altre offerte in Italia per la televisione via cavo, on demand o meno. Infostrada Tv (www.infostrada.it/it/tv/index.phtml), ad esempio, per 3,95 euro al mese consente di vedere i canali in chiaro del digitale terrestre e fornisce un decoder con un registratore integrato per memorizzare un centinaio di programmi. E ha una sezione, non molto nutrita per la verità, di film on demand. Anche FastWeb ha un’offerta on demand (<a href="http://www.fastweb.tv/offerta-fastwebtv/video-on-demand/index.html">www.fastweb.tv/offerta-fastwebtv/video-on-demand/index.html</a>), ma con relativamente pochi titoli e piuttosto cari. Telecom Italia, al di là dell’App per i televisori di Samsung di cui abbiamo parlato sopra, ha una buona offerta di “IP television” (quella che arriva via Adsl, per capirci) che si può vedere qui: <a href="http://tv.telecomitalia.it/">http://tv.telecomitalia.it</a>. Anche in questo caso i contenuti, comprese molte serie televisive, possono essere trasferiti facilmente in streaming a un televisore dotato di Wi-Fi o collegando il computer al televisore via cavo tramite l’uscita video. I prezzi partono a un euro. Tramite Telecom ci si può abbonare anche a Sky e Mediaset Premium. Quest’ultima, infine, ha anch’essa una sezione on demand (<a href="http://www.premiumondemand.it/">www.premiumondemand.it</a>), con una cinquantina di film e le ultime puntate della serie televisive più gettonate. Direttamente sul televisore di casa grazie al decoder Premium On Demand HD.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, abbiamo ancora bisogno di palinsesti fatti da altri o ce li facciamo noi?</p>
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		<title>Geo-social network</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 17:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Soppelsa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I social network si evolvono e diventano uno strumento utile per chi vive nel mondo reale. La parola magica è geolocalizzazione. Per sapere se in zona c’è qualche amico o un locale segnalato da un conoscente. È il momento del geo-social.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-178"></span></p>
<p style="text-align: justify;">“Il mio gatto si è addormentato sul tavolo”. “Ecco la foto del mio nuovo stereo inquadrato dal mio divano”. “Questa sera giocherò un po’ con il computer”. Alzi la mano chi non si ha mai provato la tentazione di cancellarsi da un social network, o quantomeno di cancellare gli amici più noiosi, nel leggere le loro minuziose cronache del nulla sapendo che la botta di vita più probabile sarà il resoconto di un otite o di un’influenza intestinale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fortuna non tutti vivono in questo modo comunità le virtuali come Facebook o Google+, che sono sempre meno habitat per nerd puri e sempre più un trampolino per uscire di casa da bravi animali sociali. E questo anche grazie alla diffusione delle applicazioni che permettono di accedere ai social network dagli smartphone. Che di bello hanno anche il fatto di avere quasi tutti il Gps integrato e che possono quindi conoscere la loro posizione e comunicarla alle applicazioni che ne fanno richiesta. Si chiama geolocalizzazione. L’idea geniale è stata quella di combinarla con i social network aprendo un ventaglio di nuove possibilità per chi vive nel mondo reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono nati i geo-social e un nuovo modo di dire: “fare check-in” ovvero segnalare agli amici la propria posizione. Per vedere se ce ne sono nelle vicinanze, ad esempio, e raggiungerli nel locale dove stanno passando la serata. Oppure ricevere un avviso quando nelle vicinanze c’è  un luogo che un nostro amico ha commentato in modo positivo (o negativo). O semplicemente fare caccie al tesoro o altri giochi che combinano geolocalizzazione e social network.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso la possibilità di vedere sempre dove sono gli amici (quelli che vogliono essere localizzati, ovviamente), anche se non è ancora molto sfruttata, è data anche da Facebook e da Google, ma i precursori del geo-social sono stati due: Foursquare e Gowalla. Il primo è il precursore dei geo-social. Fare check-in dal computer o dallo smartphone è la prima cosa che fanno i milioni di utenti di Foursquare nel mondo. In Italia sta crescendo molto, anche grazie a divertenti caccie al tesoro. Come la Surfin&#8217; Milan dell’anno scorso che prevedeva l&#8217;uso di Facebook, Twitter e dei check-in di Foursquare presso monumenti e luoghi di interesse del capoluogo lombardo per ottenere indizi sulle tappe successive ed aggiudicarsi il premio finale. Altri eventi si possono leggere su questo informatissimo sito: <a href="http://www.foursquareitalia.org/">www.foursquareitalia.org</a>. Anche Gowalla, il rivale diretto di Foursquare, è arrivato alla terza versione. In Italia non è ancora molto diffuso, ma è un programma fatto veramente molto bene sia su Web sia dal punto di vista delle applicazioni mobili. Si può segnalare un luogo agli amici, vedere dove sono, lasciare commenti su un ristorante e fare una lista di posti visti o da vedere. Scegliere uno o l’altro di questi due geo-social dipende un po’ dagli amici presenti. Sono fatti bene entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questi sono i geo-social consolidati, il nuovo che avanza è rappresentato da Facebook Places e Google Latitude. Non sono così ludici e specializzati come Foursquare e Gowalla (vedi riquadri in queste pagine) ma hanno alle spalle la potenza di due colossi con centinaia di milioni di utenti. Più che essere impiegati per caccie al tesoro o per divertirsi a fare check-in per diventare i “padroni” di un luogo, servono semplicemente per sapere dove sono gli amici e cosa stanno facendo. In città c’è quell’amico che non si vede da tempo? Una telefonata o un messaggio Facebook ed ecco scapparci l’incontro. Che magari non ci sarebbe stato “A sapere che eravamo entrambi a Roma ci saremmo potuti vedere…”. Ecco, ora si può sapere. Attenzione però, perché i guru del marketing stanno già vivisezionando il fenomeno e c’è il rischio di ricevere, invece della segnalazione dell’amico su un Margarita fatto come si deve, spam di alberghi e negoziacci. Altro spam da combattere. Ma più avanti.</p>
<p><strong>Waze: una cosa diversa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il principio della comunità virtuale e della geolocalizzazione è alla base di un applicazione totalmente diversa dei geo-social ma estremamente interessante: il navigatore satellitare per cellulari Waze. Usato da milioni di utenti in tutto il mondo (ma in Italia sono ancora in pochi a sfruttarlo) è l’unico ad essere totalmente gratuito. Per il semplice fatto che le mappe sono fatte direttamente dagli utilizzatori girando in macchina. Il programma registra i tracciati GPS degli spostamenti e invia i dati a un server centrale che fa una media dei segnali e genera automaticamete le strade o corregge quelle esistenti, quando ad esempio viene aggiunta una rotonda. Chi lo tiene sempre acceso, anche quando non ne ha bisogno per navigare, contribuisce a migliorare la mappatura dell’Italia. Non genera molto traffico dati. Il tutto senza nessun intervento da parte dell’automobilista. Che però può inviare informazioni alla comunità su deviazioni, traffico, Autovelox e altri intoppi alla circolazione. Waze è multipiattaforma: iPhone, Android, Windows Mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Waze punta anche sul lato ludico. Come per PacMan si guadagnano punti percorrendo strade nuove o conosciute, ma anche segnalando incidenti o poliziotti in giro. C’è chi allunga il percorso soltanto per tracciare nuove strade, in modo da avanzare in classifica con i pallini mangiati.</p>
<p><strong>I quattro cantoni della geolocalizzazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi: </strong>Foursquare</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove: </strong><a href="https://it.foursquare.com/">https://it.foursquare.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come: </strong>Dalla prima pagina fare clic sul pulsante “iscriviti adesso”. Ci si può registrare usando il pulsante di Facebook oppure premendo il pulsante e-mail per poi inserire i dati personali. Nel passaggio successivo si può trovare chi usa Foursquare tra i contatti presenti su Facebook, Gmail, Twitter e Yahoo. Per finire non bisogna dimenticare di scaricare, dall’apposita schermata, l’applicazione per iPhone, Android e BlackBarry, Symbian e Windows Phone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché:</strong> È al momento la più seguita e divertente applicazione geo-social, scaricabile praticamente su qualsiasi sistema operativo mobile. È anche il social network che ha lanciato la moda del “check-in”, la segnalazione della presenza in un luogo che consente anche di diventarne “sindaco” finché non c’è un visitatore più assiduo. Si può diventare sindaco di una città o di un locale pubblico. Indispensabile anche per scoprire nuovi luoghi e attività. La versione 3.0, lanciata lo scorso marzo, tiene conto degli interessi di chi la usa per suggerire qualche nuovo posto dove andare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi: </strong>Gowalla</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove:</strong> <a href="http://gowalla.com/">http://gowalla.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come:</strong> Come per Foursquare ci si può registrare mediante l’account Facebook, premendo sul pulsante <em>Sign Up with Facebook</em>, oppure procedere autonomamente facendo clic sulla scritta <em>Create a Gowalla account.</em> Poi si compila il profilo e si cercano gli amici tra quelli presenti su Twitter o Facebook. Per mandare gli inviti a unirsi a questa comunità è anche possibile inserire direttamente gli indirizzi di posta elettronica. Non dimenticatevi di scaricare le applicazioni per iPhone e Android dall’home page di Gowalla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché:</strong> E’ basato sullo stesso modello di Foursquare ed è il suo rivale da sempre, anche se ha meno utenti rispetto al primo, ma è molto più facile da usare e ancora più divertente. I creatori hanno puntato molto sul fatto di farne una sorta di gioco. Chi si registra ottiene un passaporto per i “badge” che si raccolgono visitando luoghi, connettendosi con gli amici o postando foto e commenti. Cercate sulla mappa di Gowalla anche i souvenir digitali, che possono essere biglietti per il cinema o gadget da ritirare in certi locali pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi</strong>: Facebook Places</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove:</strong> www.facebook.com</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come: </strong>Applicazione di geolocalizzazione direttamente integrata nel più noto social network del mondo. Per “trovarla” basta fare clic sul pulsante per aggiornare il proprio stato. Ora, alla sinistra del pulsante <em>Pubblica</em> c’è la classica goccia rovesciata che si vede anche sulle mappe di Google. Cliccandola è possibile indicare al social la propria posizione, sia dall’applicazione mobile sia dal computer. C’è anche la possibilità di taggare amici presenti nello stesso luogo e a loro insaputa, ma questa funzione sta suscitando polemiche per ovvi motivi di privacy.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché: </strong>È al momento l’unica applicazione geo-social integrata in una rete sociale generalista preesistente. Adatta per verificare se ci piace o meno la geolocalizzazione e i suoi benefici (o i suoi lati negativi) senza andare sulle reti specializzate, che tra l’altro, in Italia e  al momento, sono ancora meno usate di Facebook Places nonostante quest’ultima applicazione sia stata lanciata da poco. Sono però in molti che regolano le preferenze di Facebook in modo che non diffonda la loro posizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi:</strong> Google Latitude</p>
<p style="text-align: justify;">Dove: <a href="http://www.google.com/latitude">www.google.com/latitude</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come:</strong> Si accede al nuovissimo servizio di Google con il proprio account Gmail. Una volta entrati nella pagina principale di Latitude, basta fare clic su <em>Prova Latitude sul tuo cellulare</em> in alto a destra per scaricare le versioni per Android, iPhone, Symbian, Blackberry e Windows Mobile. A questo punto nella stessa pagina bisogna dire a Latitude se gli amici, da aggiungere a piacere tramite e-mail o rubrica Gmail, possono vedere o meno la nostra posizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché: </strong>È perfettamente integrato con tutte le applicazioni di Google e permette anche di condividere la posizione evidenziandola su un blog o sulla propria pagina Web. Oppure di mostrare la posizione a tutti i contatti di Google Talk. È possibile scegliere di far vedere la posizione accurata, a livello di via, o semplicemente la città. In qualsiasi momento si può disattivare la geolocalizzazione. Attenzione alla funzione cronologia che memorizza le posizioni passate e le visualizza su Google Maps ed Earth: pericolosa per la privacy.</p>
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